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In attesa dell’alba,
lascio vagabondare i miei pensieri nei minacciosi silenzi di questa notte senza luna...
Navigo nei sogni,
se navigare é come sognare — a volte —mi ritrovo nell’ ovattato rumore della mia cabina mentre vado giù per il Tirreno verso la terra dell’età dell’oro, là ove il mito si distacca dal passato e la memoria rende immobili le cose, che regneranno sul tempo e sulle pietre...
Ma ora sono qua, su questa terrazza, sparsa di vento e fiori e guardo l’arco di mare che dai Piani d’Invrea abbraccia Genova e Savona...
E penso al mio tempo andato alla deriva, negli arcani racchiusi nelle stelle detti a bassa voce dalla chiromante....
Oh...i segreti peccati delle donne che scrivono ancora parole di sasso, favole antiche, dolori mai sopiti, mentre il remo scivola nell’acqua amara della vita i suoi capelli ondeggiano al vento e grida il suo dolore e subito si mette ad ascoltare l’eco delle sue parole che inseguono il vecchi sogni, là ove s’infrange il sole....
Ora più non sorridono i due amanti vicini alla sfera di cristallo, ma storcono le labbra e le dita nel blu della stanza e avvolgono i pensieri, intorno al collo, come una serpe...
E tu già trascini le gambe sulla neve e dentro bruci come legna al fuoco...guardi indietro, abbassi le ciglia e pensi alla pioggia di Marzo, al tuo viaggio senza ritorno o ad uno stormo di rondini al volo...
Mentre implori di lasciarti dormire.....
Mario Fontana
Piani d’ Invrea — Varazze
Marzo 1992
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Al vento della sera
Al vento della sera
affiderò i miei ultimi pensieri e la mia voce
fattasi aria ricamerà
merletti tra le foglie.....
Mario Fontana
Siracusa, 1958![]()
Ave Maria
Lassù sull' altopiano il tuo Santuario
s'erge Madonna della Cava e
tutt' intorno corona d' alberi
e d' ulivi, rallegra la vista ai tuoi fedeli, che da ogni parte giungono dal
milleduecentoventitre quando al Trapanese muto in sogno gli apparisti,
ed egli, tutto preso da devota speranza, nuda terra scavò per ritrovarti e per tuo miracolo ebbe,
anche lui, la sua favella...
Ave Maria...io prego, nella ghirlanda
di luce che t' avvolge, al sole calante della sera, e di rosa colora il cielo ed ogni cosa.... o al mattino, quando una farfalla svolazza intorno alla ringhiera antica, e nell' aria c' è
odore, di fieno e di viole...
Ave Maria...
Mario Fontana
2/3/1990![]()
Siracusa
Ed un giorno partii da Siracusa.
Portai negli occhi l'azzurro del suo mare,
il profumo amaro degli oleandri nelle nari
e, in cuore, tutti i sogni della mia giovinezza.
Non ho dimenticato Siracusa!
L'ho ritrovata nelle tue parole, o Brancati, e nel mio cuore che, goloso,
nasconde tra le cose più care e più segrete la visione d'Ortigia che si specchia nel duplice mare
e che incornicia di verde gli aranceti.
Piccola, grande città del silenzio,
che canti il tuo perenne inno di vita
dalle colonne doriche del Tempio antico,
ai bruni, verdi cipressi delle Latomie.
Risento, sulla darsena vecchia accanto al ponte, il picchiar dei martelli e il canto lento dei calafati che odorano di pece e di salsedine.
Accanto alla Croce, lassù, dei Cappuccini mi fermo, pellegrino nuovo, a riguardare il mare che brilla e abbaglia sotto il sole
e che ti cinge amorosamente, amante che non tradisce, o Siracusa.
Nel tramonto che imporpora in riverberi di fiamma le tue case, nel profumo che esala dalle tue ville in fiore, nel silenzio ovattato d'incantesimo mi par d'udire la voce dell'araldo che annunzia lo strazio di Edipo; la grande cavea nereggia immobile e sembra che un fremito solo trascorra, la moltitudine.
Ti rimpiango Siracusa!
Potessi un giorno anch' io come von Platen trovare pace a villa Landolina!
Mario Fontana![]()
Perché tutto è così fragile
Quanto costa il tempo se mi chiedo quale fragile luce dell'alba vivrò ancora, se il vento passerà tra gli aghi dei pini, nella rotonda armonia dell'universo…
Se indosserò le ali della fantasia e mi immergerò nei tuoi occhi - vita - o dipingerò ancora un' alba, pensando ai colori del mio ultimo tramonto?
No, non sorriderò più o forse riderò ancora o spegnerò i miei pensieri e le mie speranze e non sarò più stregato dalla vita…
Ora, non dire nulla, lascia parlare solo i tuoi occhi perché so che mi hai cercato – morte – per dirmi che mi attendono ora lunghi silenzi e fuochi
di sterpi e spiagge senza sole…
Mentre diventa passato il presente e vivo la mia vita d'artista che vita non è come la tua…
O volerò da un trapezio all' altro nel fluire dei giorni senza gioia, circondato di ostili silenzi e di qualche raro bozzolo di rosa…
Si, anche tu Luigi caro mi hai insegnato cos’è la fanciullezza – la mia mai vissuta - rubata da funesta guerra e dalla morte che ancora ragazza rapì la Madre mia…
E Tu Angelina parlami ancora come quando la tua voce era canzone ed il tuo viso un fiore che incantava…
Regalami un altro giorno di sole anche se amari calici si sono infranti, conta ciò che rimane nel ricordo – irripetibile – del primo incontro, del lungo viaggio che nel giallo e nel grigio abbiamo insieme fatto, in questa navicella spaziale...
Ora ti rivedo, nel grande cono d’ombra del giardino, vestita solo di vestaglia rossa, che calda s'apre sulla pelle ambrata, in quella verde calma di frescura…
Ombrosi sentieri dilatano ricordi – pagliuzze d’ oro – su spiagge del Sud colme di luce…
Oh Angelina che farai quando sulla tela vedrai il mio ultimo tramonto, quando l’ultimo flash brucerà la lampada e i filamenti cadranno nel vuoto dell’ Universo – che è vita diversa – che farai?
Se un giorno lontano vedrai un sole nero sul mio cuore e i miei occhi spaventati correranno lungo i sentieri profumati di origano e di mare…. che farai?
Se non incontrerai labbra d’amore, come quella lontana sera dopo i “Persiani” nell’antico Teatro della mia città…
Io che sono sempre stato un sognatore – forse – canterò i vecchi canti delle notti sotto la luna, nell’ aia della Piana o reciterò i racconti che nonno Luigi mi insegnò…
E a voi cari figli, splendidi nipoti Luigi, Antonio, Marco, Filippo, Elena e Carlo regalerò un dollaro d’argento e insieme faremo salire verso il cielo i palloncini delle feste mai dimenticate…
E tu, cuore antico della mia Sicilia, ridammi le lontane primavere, raccogli le mie barchette di carta colorata, allontanale dalla tempesta, perché tutto è così fragile…
Come l’Aquilone che un giorno vidi volare, sulla Piazza Ferreiro do Paco di Lisbona…
Mario Fontana
Piani d’Invrea, Marzo 1992
Da lunghi viaggi o fughe,
male nel cuore.
Immerso nel crepuscolo
cerco il tuo cuore caldo.
Tutto mi conduce a te
come navi che vanno
verso isole che attendono
per aggrapparmi alla riva
del tuo cuore
nell' ora dei silenzi
che non hanno parole.
Quando ti darò la mia anima,
così vicini,
che la tua bocca è mia.
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Autunno
L' autunno affonda nel suo mare di nebbie....
mentre inseguo fantasmi
e guardo le rondini nel cielo livido dei colli...
e il muro bianco, del villino deserto,
rabbrividisce al vento
che dissecca i rampicanti...
poi un battito d'ali, un grido e la notte
mi copre di buio...
Mario Fontana
Milano,1991![]()
Inverno
Arriva l' inverno,
tutto si fa triste;
uccelli s'involano
in lunghi giri d'addio.
Nella memoria rotolano veloci,
desolati anni che hanno corroso i giorni...
Il pensiero s'attarda in lunghi vuoti,
l' occhio posa stanco sulle case.
Come un gioco di luci e di ombre è
passata la giovinezza...
....nostalgia di giorni spenti,
come ceri consumati....
Tuoni giungono d' aeree lontananze,
il passo si fa incerto sulle viscide erbe,
gli amici hanno deluso,
come i sogni e come le speranze.
Rimangono lontani tempi d'aquilone,
colorate vesti di fanciulle
mammelle appena dischiuse,
vecchie canzoni delle notti di guerra
fischi di navi in porti sconosciuti...
Cavano desideri nelle dorate sabbie
di antiche clessidre...
Lentamente il roseto si dissecca
e la vita sfugge
come sabbia tra le dita.
Mario Fontana![]()
Ed ora
Ed ora...alta, incendiata dalla rossa luna
un'insegna mi suggerisce l'elogio dell' Avana:
misterioso cilindro sospeso tra nuvole di
fumo come l' ombra nascente nei miei occhi;
rubare il mondo, dipinto intorno a me.
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Nenia dolcissima
Verrò a cercarti lungo le sponde delle nuvole,
la dove il cielo dice ancora il tuo nome.
Ti accompagnerò lentamente quaggiù,
dove cantano le fantasie e guizzano i fori
delle nuove città.
Per me tu sei nenia dolcissima,
portata dal vento,
sui camini delle borgate,
sulle acque violette
del fiume al tramonto.
Ma ti comprenderò se quaggiù tornerai,
dove la voce fa eco.
Mario Fontana
Roma 1951![]()
Maree
La dove sono i morti,
in poca terra sepolti,
in riva al mare.....
i cipressi salutano oscillando....
il lento avvicendarsi di maree....
Sulla sabbia giocano fanciulli
con gesti di cartone animato.
Ma già discendo a riscovar pensieri
e i sogni in pausa...
raggiungono mete notturne.
Mario Fontana
Siracusa 1957![]()
Mia Isola
Mia Isola
città d'acque e di silenzi antichi.
Gioca su te la luce,
in ombre gialle,
e illumina ricordi
in fiumi d' ombra perduti...
Elleniche voci sommergono
trilli di cicale,
dei fiumi sento
il lento andare d'acque
e alla quiete s'aprono...
confini,
di tempi leggendari.
Su piccole frane si spezza,
la mia intima voce.
Maria Fontana
Siracusa 1955![]()
Povere foglie
Cadono leggere le prime foglie,
silenziose come lacrime,
singhiozzano nell' aria fresca
del mattino...
son gialle...
Mi chino sul selciato umido,
ne raccolgo una e penso...
povere foglie...
è finita la vostra giovinezza,
ora ora il selciato e il vento e il gelo
e il passante frettoloso,
vi tormenteranno...
sarete calpestate, frantumate,
dal ritmo inquieto della vita.
Nessuno penserà alla vostra primavera
al refrigerio estivo delle vostre ombre,
diluita come un velo prezioso,
trasparente, sulla terra,
formando ricami e giochi di luce meravigliosi...
e nessuno si commuoverà mai
del vostro silente soffrire sotto il sole.
Nemmeno gli innamorati vi saranno grati...
oppure hanno cercato la vostra ombra
lungo le rive del Tevere,
nei boschetti,
nelle ville...
Villa Borghese, Pincio, Lungotevere,
strade solitarie, tante foglie,
tanta ombra.
Oh foglie,
il vostro oziare inebriante
non vedrà più la luce
e i colori preziosi di Roma.
Finirete nel nulla...
il vostro verde soffuso
di delicate sfumature
finirà nel nulla:
come la vostra generosa progenie.
Mario Fontana
Roma - Caserma della Marina - 1950
La mia prima poesia![]()
La vita
Per l' uomo più profondo vi è solo una
possibilità di sopportare la vita:
una certa misura di superficialità.
Poichè se pensasse e sentisse tanto
profondamente quanto la sua natura richiede;
contrastanti, incociliabili impulsi,
doveri,aspirazioni,desideri,dovrebbe inevitabilmente
distruggersi, impazzire, morire....
Mario Fontana![]()
Triste amore
Ora, tutto scolora verso l' ombra
d' una sera stanca.
Quel volto,
quel mattino,
quell' ora ferma del destino,
il sogno, tu
desolata e persa
in un viale di nebbia.
Fu una favola d' amore,
che ti fece triste,
un triste amore.
Mario Fontana
1976![]()
Natale, mistero
di una notte lontana,
di un bimbo e una madre,
di agnelli e pastori,
di angeli in cielo,
di cori esultanti.
E tutto è ammantato
dal cielo d'oriente,
un cielo infinito
su cui, da lontano,
inizia una stella,
il suo lungo cammino,
una stella fulgente,
che serve da guida
a chi va cercando
il Bambino Signore,
e, quando s'arresta,
è giunta alla meta:
una tiepida grotta,
un soave bambino.
Fra sguardi adoranti,
fra angelici cori,
irradia una luce,
un messaggio divino:
"Vogliatevi bene!
son Io che lo chiedo,
son Io che lo voglio.
In un mondo spietato
di odi e vendette,
per questo son nato:
per insegnarvi l'Amore.
Natale 1989
E