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Arturo Messina
Carlo Munari
Charles John Jung
Claudia Argentina Gregoretti
Cristina Fontana
Edoardo Guglielmino
Emilia Marasco
Francesco Falbo
Gioacchino Lentini
Gioacchino Lentini
Gioacchino Lentini
Gioacchino Lentini
Gio Marini
Giuseppe Marotta
Helga Schneider
Herbert Read
Il Lavoratore
La Domenica
La Nuova Gazzetta
L'Eco di Sicilia
Lino Cavallaro
Luca Angelotti
Nino Nava
Peter Snow
Prima rassegna d'arte contemporanea organizzata dal
gruppo d'arte La Baracca
Riccardo Adamo
Riccardo Lalomia
Salvatore Maiorca
Settegiorni
Dopo la collettiva di Novella
Parigini, Ada Suraci ed i fratelli Amleto e Celestino Bertrand, ecco che alla
“Fontanina” di Angelo Maltese succede un artista che in un certo senso, non è
lontano dalla pittura di alcuni di essi. Vogliamo dire di Mario Fontana che
questa sera ha la sua vernice, per una personale che non è molto definire
originale e positiva. Mario Fontana non è nuovo al pubblico non soltanto
siracusano ma anche regionale ed in certo senso nazionale ed internazionale, se
è vero che si è fatto ammirare in manifestazioni di ragguardevole rilievo, come
la " Prima regionale d’arte " indetta dalla Camera di Commercio di Siracusa, la
Mostra d’arte giovanile " di Roma, la " Mostra del bianco e nero " di Livorno,
la personale a Montreal e quella nelle vie di Greenwich Village di New York,
tanto per citare le sue tappe più rappresentative. Partito da una tematica post
impressionistica, nei suoi venti anni di esperienza Mario Fontana ha tracciato
una brillante parabola ascensiva che è sfociata in questa personale suggestiva,
penetrante e nuova, in cui della sua carriera di squisito restauratore ben poco
a prima vista si nota, essendo queste sue venticinque opere d’una impostazione
pittorica più che d’avanguardia. Ben poco si nota a prima vista, abbiamo detto;
ma se bene si scava nel profondo della sua arte, il bagaglio tecnico non
soltanto coloristico, ma anche e soprattutto della sensibilità visiva e
figurativa, è indubbiamente presente e condizionatore del nuovo modo di
concepire la pittura. Si dice che il pittore, nella
Arturo Messina
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Carlo Munari
Una personalità complessa, che si
sottrae alle profilature con cui un artista viene solitamente connotato, che si
sottrae anche agli schemi linguistici che irretiscono ogni agire senza
possibilità di scampo, progressivamente devitalizzandolo. Una personalità che,
in ciascuna fase della propria vicenda, ha privilegiato la ricerca, sovente
convocando materiali desueti e comunque manipolati sempre in
funzione espressiva. Ed una personalità, tuttavia, che al fondo delle proprie
sperimentazioni palesa una comune motivazione ispirativa: il recupero di una
civiltà solare che non si condiziona variazioni storiche o esistenziali ma
sfida il tempo nella sua immutabilità.
Questo è Mario Fontana, che dalla natìa Siracusa se ne è andato per il
mondo, fino agli Stati Uniti, fino al Canada, che ha percorso l’Europa dalla
Spagna alla Francia e alla Germania, sollecitato da una curiosità intellettuale
che lo induceva a confrontarsi con gli episodi vitali della cultura artistica
contemporanea, e che attualmente ha eletto residenza alle porte di Milano.
Un' artista che con disinvoltura stravolge le fittizie categorie di
"astratto" e di "figurativo", di certo accettate e contrapposte per inerzia
mentale eppure così rassicuranti presso coloro che riducono l’atto critico ad
una sorta di operazione classificatoria ad uso della sottocultura; e che
stravolge, conseguentemente, anche il concetto di coerenza: una coerenza troppo
spesso scambiate per autocopismo,
vale a dire per una iterazione mummificante delle componenti dell’immagine,
legittime forse all’inizio ma, attraverso la ripetitività, inesorabilmente
destinate a inaridirsi.
Un artista, dunque, dotato di una fantasia creativa di continuo eccitata da una
irrequieta mobilità, che ora si alimenta di private esperienze ed ora delle
offerte di una cultura
accostata nel riconoscimento di sotterranee affinità.
Così, a ben badare, non sussiste contraddizione alcuna fra i molteplici cicli
che la vicenda di Mario Fontana annovera: fra la galleria, per fare qualche
citazione,
delle "Donne del Sud" e le immagini realizzate in gommapiuma mediante l’impiego
del colore a spray o con le altre opere di recente datazione "costruite" con il
poliuretano oppure con i quadri rotanti che segnano, almeno per ora, la punta
più avanzata della sua ricerca.
Un filo interno - di sviluppo composito, fatto di aperture e di ritorni, di
scatti innovativi e di ripensamenti e revisioni - collega idealmente ogni
prova, tanto che la propensione verso la "materia" - ritolta adesso ai
repertori tecnologici - si accomuna a quella manifestata dal ragazzo che
dipingeva i pupi siciliani sui ciottoli raccolti sulle rive dello Jonio o
incideva graffiti sui muri dei vecchi casolari o dall’artista più adulto che a
Montreal si cimentava con la ceramica, riattualizzando una tradizione che in
Sicilia si presenta nitidamente caratterizzata.
In termini di linguaggio, poi, sani opportuno notare che nel corso del decennio
del Cinquanta i nudi femminili che Fontana andava elaborando dovevano
costituire l’antefatto delle "Donne del Sud" poc’anzi segnalate. Sono
dipinti, anzi, che recano indizi certi intorno a una "visione del mondo" che
nel giovane artista
stava maturando in quanto attestano la sua deliberazione di sospingere
l’immagine nella sfera del mito, liberandola dalle ipoteche del narrato,
riferibile per contro alla sfera del reale.
Questi corpi iperbolicamente adiposi, fermi in positure statuarie — che
indubbiamente trattengono la memoria del Picasso cosiddetto neoclassico, poi
che Picasso era l’artista più rivisitato dalle giovani generazioni di quegli
anni — ostentano in effetti le sembianze di deità tutelatrici della Natura,
sortite da un Olimpo solare.
In questo senso il richiamo a "Il grido", datato 1959, non mi pare
superfluo: indica le modalità con cui si realizza una concezione e, insieme, un
primo cospicuo raggiungimento qualitativo.
Questa pur rapida investigazione nella preistoria di Mario Fontana credo
sia valsa a illuminare i tratti distintivi di un artista oggi impegnato in
opere che impongono un’attenta verifica: includibili in differenziati
svolgimenti di linguaggio, esse manifestano di Fontana la pienezza di una
maturità doviziosa di stimoli e di proposte.
L’attenzione che qui viene rivolta innanzitutto al ciclo delle "Donne del Sud"
non dipende dal riscontro di una preminenza qualitativa rispetto ad altri cicli
coevi o successivi ma dalla constatazione bensì che, in più esplicita evidenza,
queste immagini compiutamente chiariscono le idealità dell’artista.
Impercettibile, eppure identificabile, è il cambiamento di registro nei
confronti de " Il grido" e dei dipinti consimili. La nervatura mitica rilevata
negli antichi dipinti inclina ora verso un' accezione fabulistica sempre però
mantenendo, ed anzi accentuando, le pregnanze della solarità. Le figure
femminili attuali sono infatti evocate sulla prospettiva della memoria poetica
ond’ esse si propongono similmente a gentili fantasmi restituiti da una perduta
Età dell’Oro, coincidente con le stagioni della giovinezza dall ‘artista
trascorse nell’ Isola. Le une accoste alle altre, sullo sfondo di paesaggi
caratterizzati nelle loro peculiarità essenziali — il mare, il cielo,
le spiagge, gli aranceti, le case bianche calcinate dal sole — queste donne
paiono intonare un inno alla "joie de vivre" per celare l’insorgenza
della malinconia, forse di un rimpianto, il senso, soprattutto, di una profonda
solitudine. Sono figure immobili in una temperie di incantamento, in un’ora che
nessun orologio mai potrà scandire, in un’ora che appartiene al tempo
interiore. L’immagine risulta semplificata all’estremo: in partiture spaziali
che obbediscono al rigore di un principio geometrico, le gamme cromatiche si
dispongono in un pacato bagliore di smalti. Si direbbe che l’artista modelli la
forma attraverso la linea sino a definire un gioco sottile di
ritmiche eleganze. Il profilo arabescato che definisce la figura si incide
sullo spazio in una pluralità di andamenti, sempre simili ma sempre diversi, di
musicale morbidezza. Ed è la linea, ancora, che psicologizza la figura, che le
assegna consistenza plastica e vigore espressivo:questa figura che atteggia il
volto nell’innocenza di uno stupore riflesso nei grandi occhi spalancati e
fermi, dolcissimi nella loro cristallinità, susseguentisi nei dipinti come un
leit motiv. Con questo ciclo Mario Fontana è pervenuto alla sintesi poetica, in
certo modo potenziando quella specifica intonazione lirica che già godevano le
pitture su gommapiuma, la cui delicatezza di ordito cromatico le rassomigliava
ai pastelli d’altri secoli. Ciò che più preme sottolineare a questo punto
consiste nel rilevamento dell’analogia strutturale esistente fra questi dipinti
— figurativi, appunto, nella dizione corrente — e le coeve opere
in poliuretano, di tendenza astratteggiante. Analogo, infatti, è il principio
geometrico che governa lo spazio, tuttavia scandendolo, in queste ultime,
secondo un ritmo inteso a definire assetti elementari: fasce rettangolari,
quadrati e linee di forza ad essi interrelati.
Carlo Munari
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C.
G. Jung
"Essendo essenzialmente lo
strumento della sua opera, egli (l’artista) é dipendente da essa, e non si ha
il diritto di pretendere che la interpreti. Dandole forma, l’artista ha
fatto il massimo che poteva, e deve lasciarne l’interpretazione agli altri e al
futuro".
C.G.Jung
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Claudia
Argentina Gregoretti
ideata nel 1968 e realizzata e definita dal Fontana nel 1971)che l’artista
esprime le sue affascinanti avventure della fantasia. In queste opere si
avverte la necessità dell’artista di crearsi una tecnica personalissima,
abbinandola alla gommapiuma, con i gradevolissimi effetti cromatici che
possiamo ammirare. La gommapiuma é " trattata " con particolari
procedimenti (è un segreto dell’artista) e dipinta con colori resi indelebili
(altro segreto dell’artista). La validità artistica, la durata di queste opere
dipinte su gommapiuma é pari e sotto certi aspetti superiore alle
opere dipinte su tela. Infatti la gommapiuma è un prodotto della
chimica moderna e non viene attaccato né dalle tarme né dalla muffa.
Al contrario, le opere dipinte su tela sono soggette ai suddetti inconvenienti.
Abbiamo potuto osservare le prime prove dell’artista
che risalgono al 1968 e possiamo affermare che, a distanza di dieci anni, sono
come appena dipinte, con tutto il loro fascino.
Claudia Argentina Gregoretti
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Cristina Fontana
Le opere di pittura si possono guardare certamente con gli occhi ma anche con
il cuore, infatti, se i nostri sensi percepiscono il piacere che può derivare
dal colore e dalle linee il cuore, invece, può sussultare perché colpito
dall’immagine, nel suo insieme. Di un quadro ci si può innamorare? Si, se a
questo sentimento ci si abbandona. Ebbene, questa vuole essere premessa alla
mostra di Mario Fontana il quale sin da bambino si cimentava col colore quale
mezzo istintivo per esprimere il proprio universo.
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Edoardo Guglielmino
Gli Allumini di Mario
Fontana
II siracusano Mario
Fontana, in una sua recente personale al Tempio d'Apollo a Siracusa, inventa,
al di fuori di ogni schematismo una neo tecnica che volge alla nuova pittura.
Gli zigzaganti allumini
istoriati di Mario Fontana
lambiscono la
condizione esistenziale dell’uomo esprimendo in folgorazioni cromatiche la
decifrazione di un mondo aperto all’approdo verso un futuribile certamente
diverso da quello proposto dalla pop-art, dall’arte informale,
collettiva, lo stesso astrattismo.
Questo singolare pittore
giunge ai nostri lidi tirreni, attraverso le ricerche di pochi collezionisti.
Forse nella "nuova pittura" di Mario Fontana è la chiave di una interpretazione
tutta meridionale della nostra società.
E.
Guglielmino - Rivista " EQUILIBRIO" Genova 1973
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Mostre
d’arte a Genova
di Emilia Marasco
Mario
Fontana ha portato a “la Nuova Scaletta” una interpretazione della donna,
precisamente il volto di una donna. mediterranea cui fanno cornice e sfondo
scorci dl marine, case bianche, fronde di piante di limone. I colori, stesi per
piani, per zone piatte parallele, non costruiscono i volumi, li caratterizzano
solo cromaticamente, accentuando il carattere quasi simbolico che il pittore
sembrerebbe proporre. Simbolica sembra l’iterazione di alcuni motivi: la
frontalità della figura, il cappellino o l’ acconciatura sempre di diversa
foggia o posizione, gli occhi e le labbra carnose del
12/10/1983
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Francesco Falbo
I quadri di questo giovane
artista sono di un sincronismo che è bellezza racchiusa in un valore quasi
simbolico...
Francesco Falbo
Corriere di Sicilia - 1956
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Gioacchino Lentini
La nuova produzione
La nuova produzione
artistica di Mario Fontana è tutta improntata a un processo inventivo che lo
colloca nel puntuale aggiornamento di un'arte che spazia ormai in orizzonti
molto aperti che sono una continua anticipazione del tempo nel superamento
logico di schemi tradizionali e fossilizzazioni senza senso.
Mario Fontana è un inventore della nuova pittura e la sua trentennale carriera artistica poggia su cardini di rinnovamento nel quale non traspare la moda o la manìa di cambiare, ma affiora con prorompente vigore e capacità inventiva il tormento di non sapersi astrarre ne dall'uomo, ne dalla natura, per esservi sempre più vicino, sempre più dentro con l'impegno totale e assoluto di aver dato significati precisi alle sue creazioni.
Ci sono tre tappe importanti nella sua attività artistica con tre precise significazioni, direi dottrinarie, nelle quali attraverso invenzioni di nuove tecniche, ma sempre con lo stesso stile incisivo e puntualizzatore di valori significativi afferma l'impegno intinerante della sua. arte. Nasce così l'ideologismo pittorico di Fontana in una realtà costante con se stesso per essere, nel mutevole gioco della realtà, sempre se stesso, cioè uno e solo uno, ma presente e vigile ad ogni modificazione del reale.
“A me non interessa, - afferma Fontana - il pittoresco ma la registrazione grafica delle vicende umane nel mondo attuale. In pittura mi piace fare il cronista”.
E' chiaro che il cronista può anche fotografare pittoricamente la realtà. Ma egli va al di là della pura riproduzione. Egli la interpreta criticamente questa realtà, la ricrea con tecniche nuove che trascendono la tradizione che oggi ha solo valore filologico.
Ecco perché ha inventato (1963) il Plusultrismo, una rottura delle forme stesse del quadro in segno di protesta di una stantìa tradizione borghese, anticipando i contenuti reali espressi nella sua seconda maniera col Laminismo (1967 - 1971) dal nome del materiale (lamine metalliche) che sostituisce la tela, ottenendo effetti straordinari e traumatizzanti, soprattutto per i vari e suggestivi cromatismi che superano i limiti del reale e della stessa immaginazione.
In quella occasione affermavo che la “pittura di Fontana crea condizioni nuove per nuovi orientamenti, sia per la novità assoluta di una tecnica inusitata, sia per la tematica che, pur non essendo nuova, esprime con un linguaggio veramente moderno e anticipatore dei tempi, l'uomo e il suo destino”.
E inoltre: la sua è una pittura che va oltre l'avanguardia che nella visione dell'infinito, crea tutta una problematica esistenziale.
Con la sua ultima ricerca Mario Fontana supera se stesso, affermando la nuova tecnica dello Spraygrafismo su gommapiuma e novopan e sviluppando ed ampliando un discorso più solido sulla struttura e sulla funzionalità del nuovo linguaggio pittorico, che non cerca astrazioni dalla realtà viva e palpitante.
Tra i quadri spraygrafici (neologismo creato dai Fontana stesso) che presenta in questa mostra rimane qualche quadro del periodo “la-ministico”; non è rimasto alcun quadro del “plusultrismo” che ebbe gran fortuna in una mostra internazionale di grandi artisti.
C'è qualche quadro
figurativo e qualche scenografia scultorea che ha le radici nel surrealismo e,
spiegati in tutto il largo e profondo significato, i quadri del suo attuale
stile pittorico e, soprattutto, di questa tecnica spraygrafica che offre
illimitate possibilità di comunicazione attraverso un linguaggio rarefatto e
poetico, ma che nel contempo ha una vigoria di immagini robuste, pur nella
pastosa morbidità detta nuova “tela” fatta di gommapiuma e novopan.
Ed ecco il Fontana, proiettato nel suo mondo, che è poi un mondo oggettivo nel quale l'angoscia è nota dominante, che lascia intendere chiaramente l'impossibilità di comunicazione tra gli uomini nell'eterna problematica della vita legata al meschino gioco dell' indifferenza e dell'incomprensione.
Soprattutto c'è l'angoscia del mondo moderno, la grande prigione dell'uomo che è la vita stessa nelle sue più smaglianti possibilità e nel contempo di anguste miserie, e c'è nel parametro esistenziale del pensiero creatore la fede e la speranza per dare un senso all'esistenza dell'uomo, spaccata dalla grave offesa alla natura e, soprattutto, un grande anelito di liberazione verso un progresso scientifico che è ancora piatto e mortificante con la fredda applicazione di leggi fisiche.
Fontana condensa il suo pensiero nella viva esaltante palpitazione di sentimenti nell'arco eroico di una esistenza che l'uomo, al centro dell'universo, vuole conquistare.
In questo assunto contenutistico dell'opera del Fontana, sembra assurdo trovare nell'espressione tecnica vibrazioni particolari di colori, cioè sensazioni ed emozioni, eppure traspira nelle diverse composizioni un alito poetico avvincente che denota soprattutto l'impegno umano e sociale dell'artista.
L'apparente geometrismo calligrafico delle solide strutture compositive sembra un gioco infantile dove l'anima dell'artista esprime con somma sincerità la più bruciante realtà che lo circonda.
Fontana ha veramente delle risorse interiori
insperate e riesce a contrapporre, nella purezza diafana del suo linguaggio,
intuizione e poeticità all'accademismo e al mestierismo, che si estrinseca
soprattutto nella invenzione di questo linguaggio che non è un compromesso con
la vita, ma una decisa aperta dichiarazione di dare alla vita, come
partecipazione
attiva, attraverso una sua singolare significazione artistica,
un nuovo strumento più vivo, più vero al nuovo modo di essere e di esistere.
Gioacchino Lentini
Sicilia 2000 10/6/1973
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Gioacchino Lentini
I venticinque quadri della personale di Mario Fontana rompono ogni indugio con la tradizione e l'accademismo. Soprattutto rompono con la vecchia mentalità di considerare la pittura una esercitazione astratta nel mare magnum dell'epigonia. Fontana è un pittore che ha capito che la pittura se non vuole apparire oleografica rappresentazione deve mettersi alla linea coi tempi nuovi, con una precisa funzione nel contesto della realtà im cui l'uomo vive.
In questo senso diventa pittura nuova, non nel senso che si aggiunga ad altre cosiddette novità che poi risultano essere pedisseque imitazioni, non nel senso di certa maniera che a tutti i costi vuole sbalordire, non nel senso della prevalenza delle elucubrazioni cerebrali che lasciano il tempo che trovano. La pittura di Fontana crea condizioni nuove per nuovi orientamenti, sia per la novità assoluta di una tecnica inusitata, sia per la tematica che, pur non essendo nuova, esprime, con un linguaggio veramente moderno e anticipatore dei tempi, l'uomo e il suo destino.
I suoi quadri sono quindi la rappresentazione del dramma umano proiettato nel futuro che "è già cominciato, di fronte al quale anche la pittura più moderna appare come pittura fossile.
Se è vero, come è vero, che spesso l'arte anticipa la scienza, la pittura di Mario Fontana può già considerarsi anticipatrice del secondo millennio che spianerà all'uomo le vie più imprevedibili.
È davvero imprevedibile l'impegno con il quale si è cimentato per la creazione delle venticinque opere che fanno intravedere l'arte del futuro nella quale l'espressione pittorica supera ogni tecnica. E qui il discorso si dilata sul piano della problematica estetica che sulla via della ricerca coinvolge il cammino della società umana nella quale si è già aperto uno squarcio che decisamente rompe col passato, coinvolgendo in uno coi valori estetici, i valori morali e culturali della nostra epoca. La pittura di Mario Fontana è una pittura che va oltre l'avanguardia, che appare già stanca e avvilita da mere esercitazioni stilistiche. La pop-art, l'informale l'arte collettiva, l'arte ghestaltica, l'astrattismo etc.,
non toccano assolutamente i sentimenti dell'uomo moderno per il riscatto di valori mortificati dal regresso psico-pittorico e dalla civiltà dei consumi di massa che lo hanno appiattito dissacrandolo e riducendolo alla sola dimensione di oggetto ngurativo.
L'impiego di un eccessivo tecnicismo porta al totale disfacimento pittorico e ne annulla ogni premessa e ogni aspirazione.
Fontana trascende questi motivi, inventa una nuova tecnica, vede l'uomo proiettato nel futuro, esprime con un linguaggio nuovo la sua condizione nel mondo e nella sintesi di una rappresentazione ideofisica crea "la nuova pittura,,.
Ci sembra una voce nuova che parte dalla Sicilia che certamente si diffonderà, soprattutto se egli, lanciandosi dalla nostra città, raggiungerà i centri attivi della pittura, dove non potrà non avere successo per i fermenti nuovi che la sua arte contiene, sia sul piano estetico che su quello umano. Nella visione dell''infinito c'è tutta una problematica esistenziale per una condizione nuova che esprime in fulgurazioni cromatiche nelle quali la frantumazione del colore vuoi signìficare la decifrazione di un mondo nuovo al quale è direttamente legato l'anelito dell'uomo moderno.
C'è nel pittore e quindi nell'uomo uno stato di angoscia e un desiderio irrefrenabile per uscire da questo stato dal quale riesce a liberarsi per raggiungere l'appagamento che lascia appunto intravedere l'approdo al futuro in cui l'uomo-uomo potrà raggiungere la condizione ottimale della sua esistenza.
Bisognerebbe leggere i venticinque quadri come venticinque pagine di un libro, essi hanno un intreccio a trama e per questo oltre ai valori pittorici, ci sono valori umani d'indiscutibile interesse. Nel suo racconto Fontana riversa la esuberante materia pittorica che ha dentro, fissando immagini coloristiche di pura poesia di stampo lorchiano, e nello spazio, non soltanto fisico, ma soprattutto interiore, stabilisce una dimensione cosmica verso la quale l'umanità è decisamente proiettata per trovare la sua ragione d'essere.
Gioacchino Lentini
Personale d'arte 4-12/10/1969
Gioacchino Lentini
La "Nuova Pittura"
Dal dopoguerra ad oggi anche a Siracusa molte cose sono cambiate nel campo dell'arte e in particolare delle arti figurative.
Fino ad alcuni anni fa per trovare un pittore che potesse riscuotere un certo credito, bisognava trovarlo netta fucina della Scuola d’Arte che ha pur dato giovani preparati che hanno riscosse meritati consensi. Ma al di fuori detta Scuola, al di fuori di ogni accademia, a gruppi e isotali, alcuni giovani autodidatti hanno dedicato tutti i loro sforzi nello studio e nella ricerca per uscire appunto dagli schemi scolastici ancorati ormai ad una problematica inesistente e manieristica con una tecnica, seppure apprezzabile per il trattamento del colore, già superata.
Sono tanti ora e alcuni
veramente prestigiosi (Morando, Bonnici, Sapienza, Schiavo e lo stesso
Cacciatore). Li abbiamo visti nelle ultime mostre che ci hanno offerto
con certa frequenza.
Fra questi un pittore,
che ha una sua fisionomia nuova e
inconfondibile è Mario Fontana. La sua recente “ personale “ è stata una
sorpresa per tutti.
Dipinge dal 1943.
Ha partecipato a mostre regionali e nazionali. Ha fatto parte del
Gruppo d'Arte “ La Baracca “ con Caruso, Migliara e
Scirpa. Ha esposto personalmente i suoi quadri nette strade di Grenwich Village
(il quartiere degli artisti di New York), in Canada ha fatto il ceramista e il
restauratore. Ha visitato il Portogallo, la Spagna, gli Stati Uniti dove ha
potuto “incontrare” i maestri della pittura moderna : Van
Gogh, Gauguin, Toulouse Lautrec, Le-ger, Rouatt, Klee,
Picasso. Da queste “ conoscenze “ ha potuto intuire — come egli stesso
scrive — - “che l'arte si è sempre rinnovata e che gli elementi del linguaggio
artistico debbono subire il necessario ricambio quando la funzione
espressiva si esaurisce per il troppo uso”.
E la sua tecnica, anche
nella trattazione dei temi eterni dell’ uomo, si è rinnovata al punto da creare
una tecnica nuova, inusitata. Si può quindi ben parlare di
“ nuova pittura “ all’ insegna della quale ha creato il suo nuovo
linguaggio al quale è pervenuto adoperando materia e colori speciali da egli
stesso composti.
La tela è qui sostituita dall’alluminio, dalla stagnola, dal nylon, dal rame. Su una nuova base quindi si creano nuove condizioni pittoriche per la rappresentazione dei fatti umani proiettati nel futuro. E la sua tecnica, tutta personalissima, (che non ha nulla a che vedere con la pop-arte, della quale è un deciso superamento, nè con l'informale della quale è l'opposto, ne con la ghestaltica che la sintetizza e la umanizza nel colore e nella varia materia fatta colore, ne con l'astrattismo col quale ha in comune soltanto la ricerca di una alta spiritualità) crea le premesse per una nuova figurazione che potrà trovare riscontro solo nel futuro, alla ricerca proprio di una bellezza del futuro.
I suoi quadri
sono quindi la rappresentazione del dramma umano proiettato
nel futuro che
“è già cominciato” di fronte al quale la più moderna pittura appare come
pittura fossile.
La pittura di Mario Fontana è di conseguenza una pittura che va oltre l'avanguardia che appare già stanca e superata, anche se ad essa si deve riconoscere l’ efficace funzione di lievitazione di forme sempre più nuove.
Ma tutto questo per dire
che cosa?
Non certo per offrire la solita oleografica figura, ne l'accademico paesaggio e
nemmeno le cadaveriche nature morte che sono solo onanistiche esercitazioni, ma
per rivelarci nella sintesi dei suoi quadri tutta la drammaticità dell’esistenza umana: l’isolamento dell’uomo (Lacerazione, 1967), la
incomunicabilità (Squarcio, 1969), le maschere del nostro tempo (Ragazza Beat,
1969), i sogni perduti (America, 1968), i voli della fantasia (Farfalla, 1969),
la nuova dimensione dello spazio (Superficie lunare, 1969),
il sentimento di una nuova religiosità (Madonna
d'autunno, 1968), la realtà fisica in cui viviamo sprofondati
nello smarrimento (Fondale jonico, 1969): e le diverse composizioni
in cui forma e colore sono la materia lacerante di una ricerca verso nuovi
orizzonti.
Nella visione dell'infinito c'è tutta una problematica esistenziale per una condizione nuova espressa in fulgurazioni cromatiche nelle quali la frantumazione del colore vuol significare la decifrazione di un mondo nuovo al quale è direttamente legato l'anelito dell’ uomo moderno.
Nei suoi quadri Fontana riversa la esuberante materia pittorica che ha dentro, fissando immagini coloristiche di pura poesia e nello spazio, non soltanto fisico, ma soprattutto interiore, stabilisce una dimensione cosmica verso la quale l'umanità è decisamente proiettata per verificare la sua ragion d'essere.
Gioacchino Lentini
"Alle soglie del duemila" l'umanità
è giunta con un enorme bagaglio
di novità scoperte e con tante altre
da scoprire, in un divenire continuo e affannoso.
"Alle soglie del duemila" l'espressione dev'essere sempre nuova, dice Mano
Fontana; l'arte deve rinnegarsi, come la scienza. Entrambe, infatti,
aggiungiamo noi, hanno a base l'intuizione dell'uomo creatore, il
suo divenire, la sua ricerca.
E' giusto, dunque, che l' artista ricerchi sempre nuovi mezzi di espressione; purché, peraltro, la novità del mezzo non rimanga fine a se stessa, ma sia essenzial-mente novità dell'intuizione, del sentimento, del pensiero: rappresentazione d' intuizioni, sentimenti, pensieri nuovi con nuovi mezzi espressivi.
Con questa premessa desidero accennare qui alla " nuova pittura " di Mario Fontana, che espone alla rinata Fontanina.
Con alluminio, stagnola, rame ed altre materie, con particolari miscele coloristiche, egli ha creato dei pezzi d'interessante efficacia e novità. Senza dubbio.
Ma è poi tanto nuova la tematica ?
Una tematica nuova nella misura in cui è nuovo questo nostro vecchio mondo, alle cui novità ormai siamo tanto abituati; nella misura in cui e nuova ormai la superfìcie lunare ai disincantati uomini di fine - millennio; nella misura in cui e nuovo ogni tentativo di elaborazione pittorica.
C'è la tematica dell'uomo della
civiltà dei consumi che anela alla liberazione e vola, quando può, con la sua
fantasia per liberarsi dalla possessiva ed ossessiva, opprimente ed
esclusivista routine dei grattacieli e delle
macchine.
In questa dimensione ho visto i pezzi intitolati "Fantasia", "America", "Macchine volanti", "Donna e fiori", "Farfalla fantastica".
Altri pezzi hanno un sapore romantico e paesistico che non avveniristico (vedi "Pesce", "Fondale jonico", "il castello di Brucoli", "Chiesa di Brucoli").
Altri ancora sono rappresentazioni nuove di un simbolismo non nuovo ("Simboli totematici", "Squarcio", "Lacerazione").
Altri, infine, sono ispirati all'attualità scientifica, tecnica ed anche mondana ("Superficie lunare", "Superficie lunare", "Ragazza beat").
Una tematica, dunque, senza grandi novità!
Personale (più che nuova) la tecnica: di effetto notevole ma bisognosa ancora di perfezionamenti.
Non emerge, dunque, da questa personale di Mario Fontana questa conclamata novità di temi e di "orientamenti", ma soltanto un tentativo di realizzare una nuova tecnica, un nuovo veicolo di espressione (come può essere la stagnola sostituita alla tela!).
Non diversamente
dalle varie tecniche più o meno bizzarre, più o meno estrose, più o meno
originali e meravigliati, ma non certo foriere di nuovi pensieri o di
nuove intuizioni: come, ad esempio, il polistirolo di Orefice, gli ormai
abusati collages, la pop - art nelle sue più varie forme di espressioni
(anch'esse, ormai, superate) o i fil di ferro su tema pittorico di Bertrand o
le varie applicazioni materiche e strutturali sempre su base pittorica!
Rimangono comunque, di rilievo la novità della tecnica e la complessiva
efficacia dei lavori esposti.
Gioacchino Lentini
La Nuova Gazzetta
12/10/1969
...Mario Fontana, nato nella "
culla " della Magna Grecia non poteva non sentire tutto il fascino e l’eleganza
classica del mondo ellenico. Le sue figure femminili, che un tempo dipingeva ad
olio, conservano ancora nel colore e nelle forme dipinte sulla gommapiuma, il
fascino delle donne mediterranee. ...Ed è da una approfondita analisi che si
rivela l’intima costituzione degli elementi che compongono l’opera del Fontana:
dal procedimento tecnico alla risoluzione dei problemi compositivi. ...Oggi,
nelle sue originalissime composizioni su gommapiuma troviamo la realtà e le
emozioni di ogni giorno soffuse di un senso nostalgico; di una nostalgia
ancestrale che, di opera in opera, riaffiora dal suo inconscio.
Gio Marini - " Pittori e Poeti "- Bergamo 1971 -
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Giuseppe Marotta Jr.
Oggi, come per il passato, la spinta, il desiderio di evadere dai limiti della
tela appare come il maggior rovello di Mario Fontana; l’ha dimostrato ieri con
le sue spraygrafie su gommapiuma, con il laminismo pittorico e in ultimo con le
sue colonne rotanti. Eppure, proprio laddove non esercita questo assunto
formale, cioè nella tradizionale tela, dal baratro oltre il perimetro che
incombe, è proprio qui che la sua arte più gli dà ragione; ecco dunque quegli
spazi "oltre" che si riempiono, che chiamano chi guarda a capire. Sono le
pianure sconfinate della fantasia per un mondo che esiste con il suo "fuori" e
il suo "dentro": lasciamoci condurre fra le braccia di queste opulente
fanciulle, la loro sensualità discreta promuove la sensibilità dell’ambiente
circostante, ben definito, tutto di linee che finché possono parlano d’amore
nell’incurvarsi per cedere alla retta dell’orizzonte
che sposa cielo e mare, che è nascita, fuga e ritorno, sempre presente e appena
avvertibile in ogni opera ma che è quella che sa tenere le briglie del racconto
poiché suggerisceil
rimpianto. E’ la terra di Sicilia che chiama con la natura scandita da quel
sole che sa creare ombre più luminose della luce, ingannevoli ma effettive. E’
la terra di Sicilia che chiama con gli occhi delle sue donne, occhi che paiono
contenere romanzi, sudditanze e strapotere; ora tengono un frutto fra le mani,
ora lasciano le braccia a sfiorare le forme: la Eva tanto enigmatica di Fontana
è la Eva effettiva isolana o è la somma di ogni desiderio? Il viaggio
intelligente che ogni innamorato vorrebbe compiere nel pianeta donna? E’ la
ricerca medianica dell’estasi? Io credo che molto di ciò non sia difficile
recepirlo, a qualsiasi livello di cultura e sensibilità: abbracciamo con
commozione Mario Fontana che ci dona tutto questo. Chi sa sussurrare al cuore
un racconto così importante, non può morire nel tempo.
Giuseppe Marotta jr.
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Helga Schneider
Mario Fontana é, in senso
artistico, un solitario, un ribelle. Egli preferisce esprimersi sulle lamine
metalliche, sulla gommapiuma e sul novopan, adoperando il colore soffiato (da
ciò deriva, ovviamente, la definizione "spraygrafia" coniata dal Fontana). Uomo
dinamico, invaso da una naturale curiosità, egli ha visitato numerosi musei in
Europa e negli Stati Uniti. Trattenutosi in Canada, vi ha svolto attività
artistiche come la pittura, la ceramica, il restauro (nella Cattedrale di Notre
Dame, Montreal). ...L’arte di Fontana ci interessa perché emana calore umano,
particolare che viene a mancare in tanta arte che si serve di tecniche che
sfruttano nient’altro che la causalità capricciosa del momento. Sono immagini
che si muovono tra sogno e realtà in bilico tra un vago surrealismo e un
espressionismo smussato dagli angoli più aspri.
Helga Schneider - La Settimana a Bologna
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Herbert
Read
dell’Inconscio dell’artista".
Herbert Read
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Il Lavoratore
Mario Fontana ha esposto alla
Prima Rassegna d’Arte Contemporanea organizzata dal " GRUPPO D’ARTE LA BARACCA
" alla quale hanno partecipato: MODEST - NOMA YOSHICO, GOVERNEUR, MINO MACCARI,
GIACOMO PORZANO, BRUNO CARUSO ed altri nomi noti in campo internazionale.
Il Lavoratore- 1964
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La
Domenica
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La
Nuova Gazzetta
Nei dipinti di Mario Fontana si
rileva una estrosa interpretazione della realtà contingente, l’eterno sforzo di
sprigionarsi dai suoi vincoli, di esprimere il proprio io, di sviluppare il
proprio discorso, con l’anelito di superare il presente per proiettarsi nel
futuro, di superare il finito per tendere all’infinito.
G. Maiorca
La Nuova Gazzetta- 1969
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Lo "Spraygrafismo" di Mario Fontana'
Dal 15 al 30 marzo, alla
Esposizione d'Arte Alfano, in corso Gelone, espórrà il pittore siracusano
Mario Fontana, presentato da Gioacchino Lentini.
La nuova pittura di Fontana è tutta improntata a un processo inventivo che lo
colloca nel puntuale aggiornamento di un'arte che spazia ormai in orizzonti
molto aperti che sono una continua anticipazione del tempo nel superamento
logico di schemi tradizionali e di fossilizzazioni senza senso.
Mario Fontana è un inventore della nuova pittura e la sua trentennale carriera poggia su cardini di rinnovamento nei quali non traspare la moda o la mania di cambiare, ma affiora con prorompente vigore e capacità inventiva il tormento di non sapersi astrarre ne dall'uomo ne dalla natura, per esservi sempre più vicino, sempre più dentro, con l'impegno totale e assoluto di aver dato significati precisi alle sue creazioni.
Ci sono tre tappe imperanti nella sua attività di artista con tre precise significazioni nelle quali attraverso invenzioni di nuove tecniche, ma sempre con lo stesso stile incisivo e puntualizzatore di valori significativi, afferma l'impegno itinerante della sua arte.
Fontana ha inventato nel 1963 il pìusultrismo, una rottura delle forme stesse del quadro in segno di protesta di una stantìa tradizione borghese, anticipando i contenuti reali espressi nella sua seconda maniera col laminismo (1967), dal nome del materiale (lamine metalliche) che sostituisce la tela, ottenendo effetti straordinari e traumatizzanti, soprattutto per i vari e suggestivi cromati che superano i limiti del reale e della stessa immaginazione.
Con la sua ultima ricerca, Mario Fontana crea condizioni nuove per nuovi orientamenti, sia per la novità assoluta di una tecnica inusitata, sia per la tematica che, pur non essendo nuova, esprime con un linguaggio veramente moderno e anticipatore dei tempi, l'uomo e il suo destino.
Questa nuova tecnica è lo spraygrafismo su gomma piuma o novopan col quale dilata un discorso più solido sulla struttura e sulla funzionalità del nuovo linguaggio pittorico.
14/3/1973
Lino Cavallaro
Nel 1962/63 ha inventato il "PLUSULTRISMO"
(...Una rottura delle forme stesse del quadro.
G. Lentini).
Nel 1967 si é espresso col "LAMINISM0 PITTORICO "
(nome derivato dalle lamine metalliche che
sostituivano la tela),giungendo alla sua ultimissima maniera, quella attuale
chiamata
da lui "SPRAYGRAFISMO" . In queste sue opere,
Mario Fontana rivela un mondo incantato, talora smaliziatamente scenograflco.
Lino Cavallaro - Il Giornale d'Italia - personale alla G. Prometeo di Bologna
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...La pittura di Mario Fontana,
dal 1943 ad oggi, è tutta improntata sulla ricerca di nuovi valori formali,
tecnici e umani; un misurarsi continuo in riflessioni e stati d’animo sofferti.
...
Fontana, non ha mai accettato il fatto compiuto da altri perché sin dagli
inizi della sua trentennale carriera artistica, ha capito il vero significato
dell’arte e quale è il vero compito dell’artista.
"La funzione dell’artista
creatore - diceva Busoni -consiste nel far leggi e non seguire leggi stabilite
". Infatti il vero artista si distingue dal comune " imbrattatèle " per
il suo " codice " di leggi diverse che solo i veri intenditori d’arte sanno
distinguere e apprezzare.
Luca M. Angelotti - "Arte Nuova" Firenze 1965
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Nino Nava
Il pittore Mario
Fontana, siracusano, ha destato vivo interesse in una città pittoricamente
smaliziata come Milano. ...Fontana é oltre che artista di notevole levatura
creativa, giornalista, e trasfigura la sua arte attraverso un impietoso
caleidoscopio di visioni "terrene". La sua arte è intessuta di mirabili esempi
grafici, ma, sotteso, ci vedi lo stressante "fattore umano ". ...Fontana
é giunto a una data significativa (1971), iniziando il suo nuovo discorso
poetico con lo "spraygrafismo" che é una concezione viva e operante, in vari
soggetti pittorici, di mondi incantati con le seduzioni dei
simboli orfico-pitagorici che svelano le sue native inclinazioni a una
raffigurazione possiamo dire "greco-futuristica" dell’immagine. Nella
sua recente mostra milanese ha suscitato i consensi della critica più rigorosa.
...L’artista ha sempre dato prova di estrema validità inventiva, aggiungendo ad
ogni mostra un esempio più cospicuo delle sue immense possibilità creative.
...La letteratura critica italiana e straniera su questo artista dagli insoliti
slanci lirico creativi coinvolgerebbe inoltre discorsi che potrebbero trovare
una loro teoretica positura nel quadro di una "critica filosofica" di più
acceso interesse. ...Sdegnoso di certi equivoci bilici tra mondo figurativo e
mondo espressionistico, scevro dalle astruserie del simbolismo
crudo, dall’astrattismo sterile, (o di pura linea di forme inespressive),
Fontana, anche se ancor giovane, può vantare una sua antica e severa
trattazione delle forme empiriche dell’arte pittorica, senza sbandamenti, senza
cedere alle illusorie seduzioni del " nuovo per il nuovo"; egli ha tracciato la
sua opera, così come ha tracciato (forse da mondi inconsci) la sua
personalità, che si é andata plurianalizzando una faticosa, continua ricerca
della verità, nella sublimazione degli immutabili valori dell’arte.
Nino Nava - " l’Avvenire " Milano 1976
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Peter Snow
Nelle opere di Mario Fontana non c' é spazio disimpegnato:
ogni sua opera é satura di significati che aggiungono dimensioni psicologiche.
Peter Snow
Corriere Canadese - 1962
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Prima
rassegna d' Arte Contemporanea organizzata dal Gruppo d'Arte "La Baracca"
Alla “ Baracca” si sono spenti i riflettori sulla 1a Rassegna d’Arte
Contemporanea. Si è conclusa così la più importante mostra d’Arte che Siracusa
abbia mai ospitato. In sede di consuntivo possiamo affermare che la Rassegna si
è conclusa positivamente, sia dal punto di vista artistico, sia dal punto di
vista organizzativo. Vogliamo aggiungere che - a nostro avviso - i locali della
" Baracca" con l’annesso incantevole parco dotato di un ruscello e di ricca
vegetazione arborea è il più suggestivo cenacolo d’Arte esistente in Italia;
non c’è lusso, non c’è snobismo ma è pieno d’incanto e di poesia. Sarà forse la
vicinanza del “ Bagno di Venere “, sarà perché la “Baracca” è incastonata nella
zona archeologica, certo si è che i numerosi visitatori che ogni giorno vi sono
affluiti, richiamati dalla favorevole eco della 1a rassegna sono rimasti
incantati e numerosi sono stati i consensi ricevuti dai cinque artisti:
Fontana, Caruso, Scirpa, Migliara e La Rosa che stabilmente operano negli studi
della " Baracca "; consensi meritati poiché essi sono gli unici artisti
aretusei che hanno sacrificato il loro tempo e non solo il tempo per riuscire a
superare i numerosi ostacoli congiunti alla realizzazione del cenacolo prima e
della 1a rassegna poi. Gli altri, gli apatici i meno impegnati artisticamente
si sono tenuti lontani nei momenti critici e di maggior lavoro, salvo a farsi
vivi a cose compiute. Ciò che conta, comunque, è il successo riscosso dalla
conclusa Rassegna che ha visto assieme figurativi ed astrattisti, senza nulla
togliere alla sua perfetta riuscita poiché, l’arte contemporanea, nell’
evolversi della forma, nei vari settori della sua fecondazione ci ha mostrati,
punteggiati in un lungo arco di tempo, numerosissimi " ismi " senza i quali
vedremmo oggi nella miriade di gallerie e di musei una sequela di opere eguali.
Nulla di più triste dunque di un calderone di opere nate da un’unico modo di
concepire l’intima essenza dell’ Arte che è vera arte quando è libera di
correre parallelamente alla storia. Ed è con questa premessa che abbiamo
ammirato, in questa rassegna alla " Baracca " le sculture del priolese Caruso,
cariche di dinamismo compositivo, non soltanto superficiale. Dello scultore
Migliara, che ha esposto tre opere in cemento patinato, ci sono piaciute di più
alcune opere precedenti in cui il volume rende preziosi servigi alla
compiutezza delle opere. La scultura di Salvo Monica, eseguita in pietra
arenaria patinata, ripete un tema caro e vicino alla particolare sensibilità
dell’ artista ma, con quest’opera, concepita con senso modernamente
monumentale, l’artista sembra avviato verso una nuova dimensione estetica.
Delle due sculture del siracusano Lauretta il " Nudo sdraiato" è modernamente
scolpito, ma tenendo in gran conto linea e volume; ci auguriamo che questo
giovane artista prosegua nella direzione indicata da quest’opera. Numerosi sono
i pittori che hanno partecipato alla detta Rassegna, fra essi molti artisti
stranieri. Da Modest e Grosz da Monaco di Baviera, a Noma Yoshiko da Tokio, a
Gouverneur da Caracas. Tutti nomi già noti nell’iter artistico internazionale.
Erano presenti inoltre con alcune opere ciascuno gli italiani Mino Maccari,
Giacomo Porzano, Michele Spera, Bruno Caruso e Giacomo Baragli. Numerose le
presenze dei siciliani e dei siracusani, fra questi ultimi Lucca, Cassia,
Scirpa, La Rosa, Betta, Tortorici e Fontana che ha presentato ufficialmente la
sua opera intitolata “Plus Ultra” ed ha riscosso numerosi consensi e critiche
di vario genere per il suo nuovo modo di concepire lo spazio. Il “Plusultrismo”
del Fontana vuole dire una parola nuova nel campo della pittura contemporanea ,
un nuovo verbo che, superando i conosciuti e sfruttatissimi limiti della tela
quadrata o rettangolare si avvii ad una concezione completamente libera dello
spazio, poiché la tela come l’uomo ha bisogno di nuovi spazi per sopravvivere.
Il Fontana ha saputo risolvere con genialità questo problema poiché, possiamo
affermarlo, raggiungere la forma è il grande tormento di ogni artista. Sappiamo
anche quanti fallimenti si alternano nel lungo carosello della ricerca
artistica e sappiamo anche come rare volte dal connubio della fantasia con
l’idealizzazione del soggetto l’ artista giunge alla estrinsecazione della
forma e come, invece, quasi sempre l’artista scavando nella girandola di idee,
nel fascino del colore, stordito da sensazioni visive, dal miracolo embrionale
dell’opera si accorge che ogni cosa è come il pesce fuori dall’acqua che è il
suo elemento ma è anche la sua limitazione. Ci auguriamo dunque che il pittore
Fontana, varchi sempre i confini della propria arte e apra dei cicli pieni di
possibilità espressive e si avvii sempre di più verso il raggiungimento di
forme d’arte che come il suo " plusultrismo " possano aggirare l’angoscioso
semaforo della ripetizione. Alla “ Baracca” al suo intraprendente gruppo
auguriamo innumerevoli colloqui d’Arte innestati alla scia di questa prima
Rassegna positivamente tracciata.
Benito Salvo
Il Lavoratore 20/6/1964
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Riccardo Adamo
Dopo i tanti nomi di artisti trattati in questa rubrica, parlare ora
di Mario Luigi Fontana, il giovane pittore, affermatosi proprio quest'anno,
è per noi cosa molto piacevole: non fosse altro perchè si è dimostrato
addirittura una rivelazione, anche se segretamente egli da anni assommava i
suoi lavori nel suo ancora più segreto studio.
A differenza di taluni altri artisti, che della loro attività hanno sempre
fatto una quotidiana dimostrazione dei progressi e dei successi ottenuti nel
tempo, Mario Fontana ha fino a pochi mesi fa taciuto,
specie agli intenditori, la sua attività nel campo di un' arte, ritenuta da
lui stesso, un' intima vocazione.
Dipingere, nel silenzio di una stanza, tra pareti piene di vecchi ricordi,
chiuso nella cerchia di sentimenti cari e sinceri, è stato per Fontana come
possedere un
mondo intimamente proprio che, lontano da ogni rapporto esterno,
rappresentava il centro di una vita felice.
Ma ora che gli eventi dellasua
arte hanno alzato il velario di questo suo mondo, l'artista non ha più avuto
segreti per nessuno, soprattutto per noi che lo abbiamo scoperto in questa
ultima mostra di Avola, organizzata dal circolo "Vittorio Alfieri".
I due lavori presentati ad Avola, non hanno lasciato dubbi, almeno per noi,
sulla disciplinata e suggestiva pittura di questo artista.
Egli proviene, ed era da aspettarselo, dalla locale scuola Statale d'Arte.
Il tempo in cui frequentava tale scuola, è per Fontana un ricordo quasi
lontano anche se egli ha oggi 26 anni. I corsi serali che frequentò in un
periodo in cui lavorava nell' azienda paterna, impressero alla sua
sensibilità artistica una severa direttiva di intenti e una disciplinata
conoscenza tecnica della materia che, - dice lui stesso - si sono dimostrati
elementi essenziali a che il colore e la creazione raggiungessero una
omogenea fusione.
In breve egli in questa affermazione, lontano da ogni autogiudizio ha voluto
sottolineare l' importanza di questa preparazione scolastica che, impartita
da buoni maestri, può, a parte la individuale inclinazione artistica, dare
efficacissimiinsegnamenti e preziose esperienze.
La produzione artistica che egli ha tenuto nascosta fino a poco tempo fa,
meglio di ogni ulteriore giudizio sull' uomo, può darci una chiara
definizione dell' arte di Fontana in rapporto anche al suo temperamento di
uomo.
Fra i tanti lavori che abbiamo voluto attentamente esaminare , figurano
"pezzi" molto significativi sia per i valori puramente artistici che per il
suo "pensiero" che l' artista stesso ha espresso in formule decisamente
sentimentali.
Formule cioè che riuniscono nello stile, nell' estetica di elementi
vivificati da policromici intrecci pittorici, dense espressioni di intimi,
sofferti stati d'animo.
Riccardo Adamo - La Sicilia - 1955
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R. Lalomia
L’opera pittorica di Mario
Fontana si muove nell’ambito di una "imagerie" interiore, colma di allusioni,
di indicazioni simboliche, di finezze segniche.
R. Lalomia
Corriere Canadese 1963
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Salvatore Maiorca
La denominazione dei pezzi esposti è già emblematica della
ricerca del nuovo: il termine è per se stesso un neologismo, coniato
dallo stesso Fontana, ad indicare non già un ipotetico uso di colori spray
bensì una personale tecnica di applicazione soffiata dei colori al supporto. Ed
anche il supporto è originale: novopan e gommapiuma. Quest'ultima soprattutto
rende effetti di una sorprendente luminescenza che sarebbe
impossibile sortire con i tradizionali mezzi pittorici.
La tecnica spraygrafica (per entrare nel linguaggio creativo dell'artista) rende inoltre una onirica alternanza di trasparenze e di fusioni.
La composizione, infine, si sviluppa per fughe di piani che slargano orizzonti sconfinati.
Pur senza voler proseguire una minuziosa analisi, può ben affermarsi che il risultato tecnico è lusin ghiero.
Sarebbe già di per se un successo.
Ma Fontana non si ferma alla novità tecnicistica. La sua tecnica, la sua ricerca del nuovo non sono fini a se stesse, non vogliono semplicemente meravigliare lo spettatore.
E' invece una ricerca di nuove tecniche in quanto linguaggi nuovi, in quanto espressione di nuove idee di nuovi concetti, nuove aspirazioni, sentimenti nuovi.
C'è tutto un discorso esistenziale sull'umanità, sul contingente, sull'universale.
Un discorso di pace, di cieli puliti, di spazi sconfinati, grattacieli soffocanti, carri armati, alberi, fiori, sofferenze, implorazioni, aspirazioni, aneliti, dialoghi fra presente e futuro, tra finito e infinito.
Abbiamo sempre apprezzato e sostenuto le nuove forme della pittura, ma a queste forme abbiamo sempre chiesto che non siano vuote esercitazioni tecnicistiche seppur brillanti; abbiamo sempre chiesto un discorso, un'espressione inferiore, nella pittura come nelle altre manifestazioni artistiche; abbiamo sempre cercato una poesia dell'arte pittorica.
Questa è la pittura di
Fontana; la novità tecnica per l'espressione in termini pittorici di una poesia
esistenziale dell'Uomo.
Salvatore Maiorca
Siracusa Nuova 24/3/1973
Settegiorni
La tavolozza policroma di Mario Fontana esprime sempre nuovi sentimenti.
Settegiorni - 1964
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