Arturo Messina

Carlo Munari

Charles John Jung

Claudia Argentina Gregoretti

Cristina Fontana

Edoardo Guglielmino

Emilia Marasco

Francesco Falbo

Gioacchino Lentini

Gioacchino Lentini

Gioacchino Lentini

Gioacchino Lentini

Gio Marini

Giuseppe Marotta

Helga Schneider

Herbert Read 

Il Lavoratore

La Domenica

La Nuova Gazzetta

L'Eco di Sicilia

Lino Cavallaro

Luca Angelotti

Nino Nava

Peter Snow

Prima rassegna d'arte contemporanea organizzata dal
gruppo d'arte La Baracca


Riccardo Adamo

Riccardo Lalomia

Salvatore Maiorca

Settegiorni

 

Arturo Messina

Dopo la collettiva di Novella Parigini, Ada Suraci ed i fratelli Amleto e Celestino Bertrand, ecco che alla “Fontanina” di Angelo Maltese succede un artista che in un certo senso, non è lontano dalla pittura di alcuni di essi. Vogliamo dire di Mario Fontana che questa sera ha la sua vernice, per una personale che non è molto definire originale e positiva. Mario Fontana non è nuovo al pubblico non soltanto siracusano ma anche regionale ed in certo senso nazionale ed internazionale, se è vero che si è fatto ammirare in manifestazioni di ragguardevole rilievo, come la " Prima regionale d’arte " indetta dalla Camera di Commercio di Siracusa, la Mostra d’arte giovanile " di Roma, la " Mostra del bianco e nero " di Livorno, la personale a Montreal e quella nelle vie di Greenwich Village di New  York, tanto per citare le sue tappe più rappresentative. Partito da una tematica post impressionistica, nei suoi venti anni di esperienza Mario Fontana ha tracciato una brillante parabola ascensiva che è sfociata in questa personale suggestiva, penetrante e nuova, in cui della sua carriera di squisito restauratore ben poco a prima vista si nota, essendo queste sue venticinque opere d’una impostazione pittorica più che d’avanguardia. Ben poco si nota a prima vista, abbiamo detto; ma se bene si scava nel profondo della sua arte, il bagaglio tecnico non soltanto coloristico, ma anche e soprattutto della sensibilità visiva e figurativa, è indubbiamente presente e condizionatore del nuovo modo di concepire la pittura. Si dice che il pittore, nella
sua trasfigurazione della realtà, è " malato d’occhi ", nel senso che ciò che egli rappresenta non è ciò che effettivamente esiste, ma ciò che egli con l’obiettivo della sua arte vede o intende di vedere. Ora, in Mario Fontana questa malattia sembra maggiormente acuirsi, perchè a quella della vista si aggiunge anche quella dei nervi, che non gli toglie la vista bensì gliela fa delirare, provocando in lui la trasformazione totale non soltanto delle linee, dei volumi, dei colori, bensì anche del corpo pittorico che piega e fonde in maniera tutta personale. Egli non vede già con gli occhi materiali il mondo che lo circonda ed il cosmo, bensì con quelli più acuti della fantasia che lo induce a dare alle sue creature una realtà irreale e fantastica, ma non meno vera e suggestiva di quella che un occhio normale può vedere. Le opere di Mario Fontana sono pregne di drammaticità, di contenuta sofferenza critica, nell’anelito di invenire una sua forma pittorica che esuli dalle risapute correnti avventuristiche, che trascenda dalla semplice trovata esteriore: opere come  “America” in cui il nuovo continente con i suoi grattacieli è intravisto nel clima infuocato d’una immensa officina, come fabbrica di benessere e di denari; opere come "Lacerazione" in cui  l’accostamento fisiologico con il simbolico è reso con un’evidenza onnirica; opere come Pianta esotica in cui la semplicità lineare più schietta si sposta ed esplode nella perlatura di luce e ombre che è raro trovare in tecniche anche meno impegnative, raggiungendo una vibrazione dì colori ed una sinfonia di movimenti e di linee che convincono e commuovono, stanno a testimoniare come la strada intrapresa dal nostro artista sia più che mai imboccata nel senso più dinamico e incentrativo. Le opere frutto di tre anni di attività, passano man mano dalla semplicità cromatica di un primo tempo (in cui dal fondo pittorico della faesite si tentano i primi effetti di rilievo e di ombreggiamento nuovi, con masse e colori che si sollevano attraverso una sovrapposizione di pennella metallica che ne evidenza la brillantezza e la compattezza spiristica) ad una complessità di orchestrazione coloristica e figurativa plastica sorprendenti. Come in “Macchine volanti” e “Segni zodiacali, pesci”, che dimostrano la possibilità di grandi sviluppi e di effetti inusitati, segni tangibili di ciò che l’uomo nuovo intende per rappresentazione figurativa. Non solo i soggetti simbolici, ma anche quelli cosmici acquistano in tal modo novità di significazione, senza dire che lo stesso paesaggio, come quello di " Brucoli " (un lavoro che doveva essere presente alla mostra omonima) si anima di nuova luminosità.

Arturo  Messina 


Carlo Munari

Una personalità complessa, che si sottrae alle profilature con cui un artista viene solitamente connotato, che si sottrae anche agli schemi linguistici che irretiscono ogni agire senza possibilità di scampo, progressivamente devitalizzandolo. Una personalità che, in ciascuna fase della propria vicenda, ha privilegiato la ricerca, sovente convocando materiali desueti e comunque manipolati sempre in funzione espressiva. Ed una personalità, tuttavia, che al fondo delle proprie sperimentazioni palesa una comune motivazione ispirativa: il recupero di una civiltà solare che non si condiziona variazioni storiche o esistenziali ma sfida il tempo nella sua immutabilità.

Questo è Mario Fontana, che dalla natìa Siracusa se ne è andato per il mondo, fino agli Stati Uniti, fino al Canada, che ha percorso l’Europa dalla Spagna alla Francia e alla Germania, sollecitato da una curiosità intellettuale che lo induceva a confrontarsi con gli episodi vitali della cultura artistica contemporanea, e che attualmente ha eletto residenza alle porte di Milano.

Un' artista che con disinvoltura stravolge le fittizie categorie di "astratto" e di "figurativo", di certo accettate e contrapposte per inerzia mentale eppure così rassicuranti presso coloro che riducono l’atto critico ad una sorta di operazione classificatoria ad uso della sottocultura; e che stravolge, conseguentemente, anche il concetto di coerenza: una coerenza troppo spesso scambiate per autocopismo, 
vale a dire per una iterazione mummificante delle componenti dell’immagine, legittime forse all’inizio ma, attraverso la ripetitività, inesorabilmente destinate a inaridirsi.

Un artista, dunque, dotato di una fantasia creativa di continuo eccitata da una irrequieta mobilità, che ora si alimenta di private esperienze ed ora delle offerte di una cultura
accostata nel riconoscimento di sotterranee affinità.

Così, a ben badare, non sussiste contraddizione alcuna fra i molteplici cicli che la vicenda di Mario Fontana annovera: fra la galleria, per fare qualche citazione, 
delle "Donne del Sud" e le immagini realizzate in gommapiuma mediante l’impiego del colore a spray o con le altre opere di recente datazione "costruite" con il poliuretano oppure con i quadri rotanti che segnano, almeno per ora, la punta più avanzata della sua ricerca.

Un filo interno - di sviluppo composito, fatto di aperture e di ritorni, di scatti innovativi e di ripensamenti e revisioni - collega idealmente ogni prova, tanto che la propensione verso la "materia" - ritolta adesso ai repertori tecnologici - si accomuna a quella manifestata dal ragazzo che dipingeva i pupi siciliani sui ciottoli raccolti sulle rive dello Jonio o incideva graffiti sui muri dei vecchi casolari o dall’artista più adulto che a Montreal si cimentava con la ceramica, riattualizzando una tradizione che in Sicilia si presenta nitidamente caratterizzata.

In termini di linguaggio, poi, sani opportuno notare che nel corso del decennio del Cinquanta i nudi femminili che Fontana andava elaborando dovevano costituire l’antefatto delle "Donne del Sud" poc’anzi segnalate. Sono dipinti, anzi, che recano indizi certi intorno a una "visione del mondo" che nel giovane artista
stava maturando in quanto attestano la sua deliberazione di sospingere l’immagine nella sfera del mito, liberandola dalle ipoteche del narrato, riferibile per contro alla sfera del reale.

Questi corpi iperbolicamente adiposi, fermi in positure statuarie — che indubbiamente trattengono la memoria del Picasso cosiddetto neoclassico, poi che Picasso era l’artista più rivisitato dalle giovani generazioni di quegli anni — ostentano in effetti le sembianze di deità tutelatrici della Natura, sortite da un Olimpo solare.

In questo senso il richiamo a "Il grido", datato 1959, non mi pare  superfluo: indica le modalità con cui si realizza una concezione e, insieme, un primo cospicuo raggiungimento qualitativo.

Questa pur rapida  investigazione nella preistoria di Mario Fontana credo sia valsa a illuminare i tratti distintivi di un artista oggi impegnato in opere che impongono un’attenta verifica: includibili in differenziati svolgimenti di linguaggio, esse manifestano di Fontana la pienezza di una maturità doviziosa di stimoli e di proposte.

L’attenzione che qui viene rivolta innanzitutto al ciclo delle  "Donne del Sud" non dipende dal riscontro di una preminenza qualitativa rispetto ad altri cicli coevi o successivi ma dalla constatazione bensì che, in più esplicita evidenza, queste immagini compiutamente chiariscono le idealità dell’artista. Impercettibile, eppure identificabile, è il cambiamento di registro nei confronti de " Il grido" e dei dipinti consimili. La nervatura mitica rilevata negli antichi dipinti inclina ora verso un' accezione fabulistica sempre però mantenendo, ed anzi accentuando, le pregnanze della solarità. Le figure femminili attuali sono infatti evocate sulla prospettiva della memoria poetica ond’ esse si propongono similmente a gentili fantasmi restituiti da una perduta Età dell’Oro, coincidente con le stagioni della giovinezza dall ‘artista trascorse nell’ Isola. Le une accoste alle altre, sullo sfondo di paesaggi caratterizzati nelle loro peculiarità essenziali — il mare, il cielo, 
le spiagge, gli aranceti, le case bianche calcinate dal sole — queste donne paiono intonare un inno alla "joie de vivre" per celare l’insorgenza della malinconia, forse di un rimpianto, il senso, soprattutto, di una profonda solitudine. Sono figure immobili in una temperie di incantamento, in un’ora che nessun orologio mai potrà scandire, in un’ora che appartiene al tempo interiore. L’immagine risulta semplificata all’estremo: in partiture spaziali che obbediscono al rigore di un principio geometrico, le gamme cromatiche si dispongono in un pacato bagliore di smalti. Si direbbe che l’artista modelli la forma attraverso la linea sino a definire un gioco sottile di ritmiche eleganze. Il profilo arabescato che definisce la figura si incide sullo spazio in una pluralità di andamenti, sempre simili ma sempre diversi, di musicale morbidezza. Ed è la linea, ancora, che psicologizza la figura, che le assegna consistenza plastica e vigore espressivo:questa figura che atteggia il volto nell’innocenza di uno stupore riflesso nei grandi occhi spalancati e fermi, dolcissimi nella loro cristallinità, susseguentisi nei dipinti come un leit motiv. Con questo ciclo Mario Fontana è pervenuto alla sintesi poetica, in certo modo potenziando quella specifica intonazione lirica che già godevano le pitture su gommapiuma, la cui delicatezza di ordito cromatico le rassomigliava ai pastelli d’altri secoli. Ciò che più preme sottolineare a questo punto consiste nel rilevamento dell’analogia strutturale esistente fra questi dipinti — figurativi, appunto, nella dizione corrente — e le coeve opere in poliuretano, di tendenza astratteggiante. Analogo, infatti, è il principio geometrico che governa lo spazio, tuttavia scandendolo, in queste ultime, secondo un ritmo inteso a definire assetti elementari: fasce rettangolari, quadrati e linee di forza ad essi interrelati. La perizia nel trattamento materico guadagnata in precedenti imprese — si vedano anche le lamine cromatiche impiegate a mezzo degli anni Sessanta — si dispiega adesso in tutta la sua ampiezza fino ad instaurare un arcano alfabeto mediante assicelle disposte verticalmente e orizzontalmente e superfici tormentate ed erose contrapposte a interstizi allisciati. Su questo fondale in varia guisa predisposto sul dettato di ritmici allineamenti, l’artista provvede infine ad applicare una foglia dorata, avendo però cura di differenziarla passo a passo: esaltandone le qualità luminose oppure abbrunandola negli incavi o rendendola tersa e splendente nelle zone in rilievo. Monocroma all’apparenza, l’immagine si propone in verità di continuo vibratile sino ad assumere l’impalpabile sostanza del miraggio. Ancora una volta è un universo solare a venire rappresentato, la memoria della Magna Grecia essendo, nella fattispecie, attiva e vivificante. Proviene così da queste opere il senso di un mistero antico, aleggiante fra templi in faccia al mare, profumi di mirti e di zagare e il fruscio del vento che accresce la solennità del silenzio. Il portato della memoria, tuttavia, in esse muta ulteriormente la propria calibratura: dissolve il ricordo del reale per trasferirsi nella icasticità rivelatoria del simbolo. In tal modo le "lastre" di Mario Fontana custodiscono quella carica di suggestione che scaturisce dai reperti archeologici dissepolti dalle sabbie, dalle lapidi redatte in un idioma indecodificabile che però d’un tratto abbandona la propria maschera ermetica per risonare di una voce segreta che appartiene a tutti gli uomini e a tutti gli uomini è intelligibile. Anche per questo parlavo di icasticità rivelatoria. Dopo tanti approdi, l’artista si dimostra capace di attuare una perfetta fusione fra le immagini astratte della forma pura e la memoria di una Natura compresa come grembo materno, come fonte di vita, come Origine che non può essere tradita. Negli ultimi tempi Mario Fontana ha affrontato una nuova intrapresa: la trasposizione delle "lastre" nel campo dell’arte propriamente cinetica.Tale intrapresa è motivata dall’urgenza di favorire nel fruitore il recepimento dei diversi "momenti" dell’immagine, evidenziati dalla sua stessa rotazione. La lastra s’incurva difatti nel cerchio e il cerchio roteerà secondo una velocità volta a volta regolata. Siffatta operazione non si basa su un postulato scientifico, come avveniva per l’arte cinetica degli anni Cinquanta, non tende cioè a visualizzare la continuità dello spazio-tempo né ad esemplificare teorie ghestaltiche. Con il quadro rotante Mario Fontana punta invece a modificare risolutamente la struttura dell’immagine liberandola in una medita spazialità. Anche in questa occasione si impone uno sguardo retrospettivo per annotare il riallacciarsi dell’artista ad esperienze da lui stesso espletate, a quelle cioè raggruppate sotto il titolo di "plusultrismo". Accadeva intorno alla metà del decennio del Sessanta. Abdicata alla consueta configurazione, l’immagine occupava allora lo spazio "necessario" per inverare se stessa, lo spazio esclusivo per il quale era stata attuata. Figure geometriche circolari — che parevano mutuate da Delaunay e più in generale dall’ Orfismo — concorrevano a definire una struttura che ora si dilatava ed ora si contraeva, sottostando, anche in questo caso, a precise regole geometriche e che tuttavia sempre infrangeva il confine tradizionale del quadro, il limite imposto da una ideale cornice. Il prologo al quadro rotante è da ricercarsi, a mio parere, giusto in questi esperimenti che, all’epoca, vennero commentati dalla critica con preciso interesse. Certo è che il quadro rotante scavalca in modo decisivo le istanze poste in quegli anni e dischiude all’artista orizzonti operativi che, al presente, non possono essere ipotizzati. Per ora è concesso soltanto rilevare che il principio informante il quadro rotante trova qualche punto di contatto con l’apparecchio cronofotograflco che sta alla base del cinematografo ma si sviluppa poi in una direzione diversa dal momento che la preoccupazione precipua. dell’artista è di potenziare mediante il movimento i valori costitutivi dell’opera. Obiettivo fondamentale di Mario Fontana, insomma, non è quello di creare l’illusione del movimento ma di porre il movimento al servizio di una già definita espressione. Il lento scorrere delle superfici asseconda infatti la lettura di ogni particolare il quale, a sua volta, si presenterà in un connotato cangiante in ragione del flusso luminoso da cui è investito. Così, se nelle lastre l’immagine si trasformava nella sostanza di un miraggio, nel quadro rotante quel miraggio si moltiplicherà senza fine in un susseguirsi di ori che rilucono e si opacano, di ombre che cedono alla luce e viceversa, di cortei d’assi- celle che affiorano in risentiti rilievi per venire successivamente riassorbiti in una sorta di magma oscuro, e di fasce che per un attimo si animano nel bagliore di un lampo. Innumeri sono dunque le possibilità espressive insite nel quadro rotante e sarà compito dell’artista amministrarle, come fin qui ha fatto, nel contesto di una visione unitaria. Da queste pagine, certamente concise ma scrupolose nel commentare le diverse fasi operative di Mario Fontana, nonché le interiori corrispondenze che le collegano, la polivalenza di interessi manifestata dall’artista emerge in tutta evidenza. Ed emerge altresì una dirittura professionale quale raramente è dato di cogliere nel nostro tempo, avendo Fontana sempre agito in fedeltà ai propri credi, alle proprie aspirazioni, alle proprie certezze, mai cedendo a mondani allettamenti, alle lusinghe di una notorietà che, sebbene caduca, poteva essere mietuta ove avesse accettato di compiacere al gusto medio, o a dir meglio mediocre, ove avesse accettato, in altre parole, il compromesso. Questa ferma determinazione di restare conseguente alle istanze che andava ponendo, del tutto noncurante delle accoglienze che ai risultati potevano essere riservate, ha trasformato la vicenda dell’artista in una avventura solitaria. E’ ben vero che egli gode la stima di una cerchia non breve di collezionisti, che a più riprese la critica provveduta si è occupata della sua opera con approfonditi commenti, ma è altrettanto vero che la sua dimensione effettiva è di molto maggiore rispetto a quella che attualmente occupa nel composito quadro delle arti visive italiane. Affermare perciò che è tempo di guardare a Mario Fontana come ad una presenza vitale e legittima mi sembra sollecitazione giustificata. Giustificata innanzi tutto dalla qualità degli esiti. E giustificata, altresì, giusto in ragione della moralità che ha pilotato l’artista in ciascuna sua iniziativa. Non è chi non constati, del resto, come le gerarchie imposte da una pseudo ufficialità, e però investita di potere, siano insufficienti a rappresentare la realtà delle arti italiane, in effetti molto più vasta e variamente articolata. Calare nei suoi risvolti, scandagliare le situazioni meno appariscenti, soffermarsi su episodi dimenticati può essere occasione di incontro con artisti di sicura attendibilità. Con artisti, appunto, come Mario Fontana. Non ritengo perciò infondato l’auspicio che d’ora in avanti gli svolgimenti della sua creatività possano venire seguiti da quanti avvicinano i prodotti delle arti con spirito esigente.

Carlo Munari


C. G. Jung  


"Essendo essenzialmente lo strumento della sua opera, egli (l’artista) é dipendente da essa, e non si ha il diritto di pretendere che la interpreti. Dandole forma, l’artista ha fatto il massimo che poteva, e deve lasciarne l’interpretazione agli altri e al futuro".

C.G.Jung

Claudia Argentina Gregoretti

...Ed è nelle opere " Spraygrafiche" dipinte su gommapiuma (tecnica 
ideata nel 1968 e realizzata e definita dal Fontana nel 1971)che l’artista esprime le sue affascinanti avventure della fantasia. In queste opere si avverte la necessità dell’artista di crearsi una tecnica personalissima, 
abbinandola alla gommapiuma, con i gradevolissimi effetti cromatici che possiamo ammirare. La gommapiuma é " trattata " con  particolari procedimenti (è un segreto dell’artista) e dipinta con colori resi indelebili (altro segreto dell’artista). La validità artistica, la durata di queste opere dipinte su gommapiuma é pari e sotto certi aspetti superiore alle
opere dipinte su tela. Infatti la gommapiuma è un prodotto della chimica moderna e non viene attaccato né dalle tarme né dalla muffa. 
Al contrario, le opere dipinte su tela sono soggette ai suddetti inconvenienti.  Abbiamo potuto osservare le prime prove dell’artista 
che risalgono al 1968 e possiamo affermare che, a distanza di dieci anni, sono come appena dipinte, con tutto il loro fascino. 

Claudia Argentina Gregoretti


Cristina Fontana

Le opere di pittura si possono guardare certamente con gli occhi ma anche con il cuore, infatti, se i nostri sensi percepiscono il piacere che può derivare dal colore e dalle linee il cuore, invece, può sussultare perché colpito dall’immagine, nel suo insieme. Di un quadro ci si può innamorare? Si, se a questo sentimento ci si abbandona. Ebbene, questa vuole essere premessa alla mostra di Mario Fontana il quale sin da bambino si cimentava col colore quale mezzo istintivo per esprimere il proprio universo. Così, come i veri artisti farà proprie le diverse forme espressive dell’arte,a partire dal disegno nel senso più classico: dalla matita al carboncino alla china e quindi al paesaggio alla natura morta al ritratto per passare poi alla ceramica e alla scultura. Negli anni sessanta fa parte del Gruppo Artistico “La Baracca” in cui ha modo di confrontarsi proponendo e partecipando a diverse mostre a carattere internazionale. Ed è di questo periodo il “Piusultrismo 1962” il quale nasce e si caratterizza nella dilatazione della forma tradizionale della tela la quale non avrà più spazi determinati, come la critica del tempo scrisse: “Con il plusultrismo si è giunti alla rottura delle forme stesse del quadro”. La parentesi americana consente a Mario Fontana di assorbire l’humus delle correnti artistiche d’oltreoceano. A Montreal partecipa al restauro della cattedrale di Notre Dame. Al suo rientro in Italia realizza il “Laminismo pittorico 1967”, “Pietre lunari 1968 “, le “Spraygrafie e i Frammenti 1971”, “Donne (lei Sud 1977,” quindi le “Lastre” e i “Quadri rotanti nel 1978”.   Ricordiamo qui le stupende opere spraygrafiche dipinte su gommapiuma e quelle del ciclo definito “Laminismo pittorico” che tanto interesse suscitò, di critica e di pubblico, ma anche tanto fermento fra gli artisti.  Ma vogliamo accennare anche al ciclo delle “Donne del Sud” la cui nota dominante è la donna: occhi sognanti, labbra voluttuose, volti come fiori sbocciati su lunghi colli che li reggono come steli, abbelliti da gioielli o nastri intrecciati. A rendere uniche queste opere sono anche i “Paesaggi italiani”, le “Riviere mediterranee”: finestre aperte su castelli lombardi, dolci colline toscane, marine, templi classici edifici dalle cupole moresche, ricordi di città vissute o forse sognate. Le opere più grandi (170 x 8O) emanano un forte senso della narrazione tanto da far pensare ad a affreschi o arazzi.   Che dire poi dei “Quadri rotanti” ? La costante ricerca porta l’artista - poeta a desiderare che l’opera si muova nello spazio per catturare la luce e, come scrive Carlo Munari: “Obiettivo fondamentale di Mario Fontana, non è quello di creare illusione del movimento ma di porre il movimento al servizio di una già definita espressione”.   Ma vogliamo ricordare anche il ciclo delle “Carte da gioco” in cui l’artista svela un certo umorismo. E i “Paladini di Francia” di Mario Fontana le cui armature risplendono di colori puri come smalti. L’inquietudine, la tensione artistica porta questo poliedrico inventore di sempre nuove forme espressive a cimentarsi anche con la poesia e col racconto spesso pubblicati su riviste e giornali Vogliamo quindi chiedergli di parlare ancora al nostro cuore con nuove opere perchè ci ha dimostrato che di un’ opera d’arte ci si può innamorare.


Cristina Fontana



Edoardo Guglielmino

Gli Allumini di Mario Fontana

II siracusano Mario Fontana, in una sua recente personale al Tempio d'Apollo a Siracusa, inventa, al di fuori di ogni schematismo una neo tecnica che volge alla nuova pittura.
Gli zigzaganti allumini istoriati di Mario Fontana
lambiscono la condizione esistenziale dell’uomo esprimendo in folgorazioni cromatiche la decifrazione di un mondo aperto all’approdo verso un futuribile certamente diverso  da quello proposto dalla pop-art, dall’arte informale, collettiva, lo stesso astrattismo.
Questo singolare pittore giunge ai nostri lidi tirreni, attraverso le ricerche di pochi collezionisti.
Forse nella "nuova pittura" di Mario Fontana è la chiave di una interpretazione  tutta  meridionale della nostra società.

E. Guglielmino - Rivista " EQUILIBRIO" Genova 1973

Mostre d’arte a Genova di Emilia Marasco  

Mario Fontana ha portato a “la Nuova Scaletta” una interpretazione della donna, precisamente il volto di una donna. mediterranea cui fanno cornice e sfondo scorci dl marine, case bianche, fronde di piante di limone. I colori, stesi per piani, per zone piatte parallele, non costruiscono i volumi, li caratterizzano solo cromaticamente, accentuando il carattere quasi simbolico che il pittore sembrerebbe proporre. Simbolica sembra l’iterazione di alcuni motivi: la frontalità della figura, il cappellino o l’ acconciatura sempre di diversa foggia o posizione, gli occhi e le labbra carnose del volto femminile e, una sorta di elemento decorativo, una fascia intorno al collo della donna, con variazioni solo di colori. Accanto a questi caratteri di originalità è possibile intuire il filone artistico in cui l’artista intende collocarsi, quello novecentista di Massimo Campigli e di Marino Marini. Il proposito, se finalizzato al conseguimento di una autonomia dei propri mezzi artistici,  è ammirevole anche quando ci si accorge che le volumetrie semplificate delle figure e degli oggetti derivano direttamente dal modello scelto; suggeriamo al pittore di persistere nella ricerca di brani dl paesaggio di sfondo alla figura, sentiti e originali, come alcuni scorci di mare o di minuscoli agglomerati di case, ma di no
n riproporre anche casualmente un elemento , quale la donna a cavallo, caratteristico di un pittore o di un epoca, perchè anche se egli vi rivela una certa abilità disegnativa, nel riproporlo tradisce un poco la propria manifestata originalità.

Emilia Marasco
12/10/1983


Francesco Falbo

I quadri di questo giovane artista sono di un sincronismo che è bellezza racchiusa in un valore quasi simbolico...

Francesco Falbo
Corriere di Sicilia - 1956

Gioacchino Lentini

La nuova produzione

La nuova produzione artistica di Mario Fontana è tutta improntata a un processo inventivo che lo colloca nel puntuale aggiornamento di un'arte che spazia ormai in orizzonti molto aperti che sono una continua anticipazione del tempo nel superamento logico di schemi tradizionali e fossilizzazioni senza senso.

Mario Fontana è un inventore della nuova pittura e la sua trentennale carriera artistica poggia su cardini di rinnovamento nel quale non traspare la moda o la manìa di cambiare, ma affiora con prorompente vigore e capacità inventiva il tormento di non sapersi astrarre ne dall'uomo, ne dalla natura, per esservi sempre più vicino, sempre più dentro con l'impegno totale e assoluto di aver dato significati precisi alle sue creazioni.

Ci sono tre tappe importanti nella sua attività artistica con tre precise significazioni, direi dottrinarie, nelle quali attraverso invenzio­ni di nuove tecniche, ma sempre con lo stesso stile incisivo e puntualizzatore di valori significativi afferma l'impegno intinerante della sua. arte. Nasce così l'ideologismo pittorico di Fon­tana in una realtà costante con se stesso per essere, nel mutevole gioco della realtà, sempre se stesso, cioè uno e solo uno, ma presente e vigile ad ogni modificazione del reale.

“A me non interessa, - afferma Fontana - il pittoresco ma la registrazione grafica delle vicende umane nel mondo attuale. In pittura mi piace fare il cronista”.

E' chiaro che il cronista può anche fotografare pittoricamente la realtà. Ma egli va al di là della pura riproduzione. Egli la interpreta criticamente questa realtà, la ricrea con tecniche nuove che trascendono la tradizione che oggi ha solo valore filologico.

Ecco perché ha inventato (1963) il Plusultrismo, una rottura delle forme stesse del quadro in segno di protesta di una stantìa tradizione borghese, anticipando i contenuti reali espressi nella sua seconda maniera col Laminismo (1967 - 1971) dal nome del materiale (lamine metalliche) che sostituisce la tela, ottenendo effetti straordinari e traumatizzanti, soprattutto per i vari e suggestivi cromatismi che superano i limiti del reale e della stessa immaginazione.

In quella occasione affermavo che la “pittura di Fontana crea condizioni nuove per nuovi orientamenti, sia per la novità assoluta di una tecnica inusitata, sia per la tematica che, pur non essendo nuova, esprime con un linguaggio veramente moderno e anticipatore dei tempi, l'uomo e il suo destino”.

E inoltre: la sua è una pittura che va oltre l'avanguardia che nella visione dell'infinito, crea tutta una problematica esistenziale.

Con la sua ultima ricerca Mario Fontana supera se stesso, affermando la nuova tecnica dello Spraygrafismo su gommapiuma e novopan e sviluppando ed ampliando un discorso più solido sulla struttura e sulla funzionalità del nuovo linguaggio pittorico, che non cerca astrazioni dalla realtà viva e palpitante.

Tra i quadri spraygrafici (neologismo creato dai Fontana stesso) che presenta in questa mostra rimane qualche quadro del periodo “la-ministico”; non è rimasto alcun quadro del “plusultrismo” che ebbe gran fortuna in una mostra internazionale di grandi artisti.

C'è qualche quadro figurativo e qualche scenografia scultorea che ha le radici nel surrealismo e, spiegati in tutto il largo e profondo significato, i quadri del suo attuale stile pittorico e, soprattutto, di questa tecnica spraygrafica che offre illimitate possibilità di comunicazione attraverso un linguaggio rarefatto e
poetico, ma che nel contempo ha una vigoria di immagini robuste, pur nella pastosa morbidità detta nuova “tela” fatta di gommapiuma e novopan.

Ed ecco il Fontana, proiettato nel suo mondo, che è poi un mondo oggettivo nel quale l'angoscia è nota dominante, che lascia intendere chiaramente l'impossibilità di comunicazione tra gli uomini nell'eterna problematica della vita legata al meschino gioco dell' indifferenza e dell'incomprensione.

Soprattutto c'è l'angoscia del mondo moderno, la grande prigione dell'uomo che è la vita stessa nelle sue più smaglianti possibilità e nel contempo di anguste miserie, e c'è nel parametro esistenziale del pensiero creatore la fede e la speranza per dare un senso all'esistenza dell'uomo, spaccata dalla grave offesa alla natura e, soprattutto, un grande anelito di liberazione verso un progresso scientifico che è ancora piatto e mortificante con la fredda applicazione di leggi fisiche.

Fontana condensa il suo pensiero nella viva esaltante palpitazione di sentimenti nell'arco eroico di una esistenza che l'uomo, al centro dell'universo, vuole conquistare.

In questo assunto contenutistico dell'opera del Fontana, sembra assurdo trovare nell'espressione tecnica vibrazioni particolari di colori, cioè sensazioni ed emozioni, eppure traspira nelle diverse composizioni un alito poetico avvincente che denota soprattutto l'impegno umano e sociale dell'artista.

L'apparente geometrismo calligrafico delle solide strutture compositive sembra un gioco infantile dove l'anima dell'artista esprime con somma sincerità la più bruciante realtà che lo circonda.

Fontana ha veramente delle risorse interiori insperate e riesce a contrapporre, nella purezza diafana del suo linguaggio, intuizione e poeticità all'accademismo e al mestierismo, che si estrinseca soprattutto nella invenzione di questo linguaggio che non è un compromesso con la vita, ma una decisa aperta dichiarazione di dare alla vita, come partecipazione
attiva, attraverso una sua singolare significazione artistica, un nuovo strumento più vivo, più vero al nuovo modo di essere e di esistere.

Gioacchino Lentini
Sicilia 2000 10/6/1973

Gioacchino Lentini

Personale 1969

I venticinque quadri della personale di Mario Fontana rompono ogni indugio con la tradizione e l'accademismo. Soprattutto rompono con la vecchia mentalità di considerare la pittura una esercitazione astratta nel mare magnum dell'epigonia. Fontana è un pittore che ha capito che la pittura se non vuole apparire oleografica rappresentazione deve mettersi alla linea coi tempi nuovi, con una precisa funzione nel contesto della realtà im cui l'uomo vive.

In questo senso diventa pittura nuova, non nel senso che si aggiunga ad altre cosiddette novità che poi risultano essere pedisseque imitazioni, non nel senso di certa maniera che a tutti i costi vuole sbalordire, non nel senso della prevalenza delle elucubrazioni cerebrali che lasciano il tempo che trovano. La pittura di Fontana crea condizioni nuove per nuovi orientamenti, sia per la novità assoluta di una tecnica inusitata, sia per la tematica che, pur non essendo nuova, esprime, con un linguaggio veramente moderno e anticipatore dei tempi, l'uomo e il suo destino.

I suoi quadri sono quindi la rappresentazione del dramma umano proiettato nel futuro che "è già cominciato, di fronte al quale anche la pittura più moderna appare come pittura fossile.

Se è vero, come è vero, che spesso l'arte anticipa la scienza, la pittura di Mario Fontana può già considerarsi anticipatrice del secondo millennio che spianerà all'uomo le vie più imprevedibili.

È davvero imprevedibile l'impegno con il quale si è cimentato per la creazione delle venticinque opere che fanno intravedere l'arte del futuro nella quale l'espressione pittorica supera ogni tecnica. E qui il discorso si dilata sul piano della problematica estetica che sulla via della ricerca coinvolge il cammino della società umana nella quale si è già aperto uno squarcio che decisamente rompe col passato, coinvolgendo in uno coi valori estetici, i valori morali e culturali della nostra epoca. La pittura di Mario Fontana è una pittura che va oltre l'avanguardia, che appare già stanca e avvilita da mere esercitazioni stilistiche. La pop-art, l'informale l'arte collettiva, l'arte ghestaltica, l'astrattismo etc.,

non toccano assolutamente i sentimenti dell'uomo moderno per il riscatto di valori mortificati dal regresso psico-pittorico e dalla civiltà dei consumi di massa che lo hanno appiattito dissacrandolo e riducendolo alla sola dimensione di oggetto ngurativo.

L'impiego di un eccessivo tecnicismo porta al totale disfacimento pittorico e ne annulla ogni premessa e ogni aspirazione.

Fontana trascende questi motivi, inventa una nuova tecnica, vede l'uomo proiettato nel futuro, esprime con un linguaggio nuovo la sua condizione nel mondo e nella sintesi di una rappresentazione ideofisica crea "la nuova pittura,,.

Ci sembra una voce nuova che parte dalla Sicilia che certamente si diffonderà, soprattutto se egli, lanciandosi dalla nostra città, raggiungerà i centri attivi della pittura, dove non potrà non avere successo per i fermenti nuovi che la sua arte contiene, sia sul piano estetico che su quello umano. Nella visione dell''infinito c'è tutta una problematica esistenziale per una condizione nuova che esprime in fulgurazioni cromatiche nelle quali la frantumazione del colore vuoi signìficare la decifrazione di un mondo nuovo al quale è direttamente legato l'anelito dell'uomo moderno.

C'è nel pittore e quindi nell'uomo uno stato di angoscia e un desiderio irrefrenabile per uscire da questo stato dal quale riesce a liberarsi per raggiungere l'appagamento che lascia appunto intravedere l'approdo al futuro in cui l'uomo-uomo potrà raggiungere la condizione ottimale della sua esistenza.

Bisognerebbe leggere i venticinque quadri come venticinque pagine di un libro, essi hanno un intreccio a trama e per questo oltre ai valori pittorici, ci sono valori umani d'indiscutibile interesse. Nel suo racconto Fontana riversa la esuberante materia pittorica che ha dentro, fissando immagini coloristiche di pura poesia di stampo lorchiano, e nello spazio, non soltanto fisico, ma soprattutto interiore, stabilisce una dimensione cosmica verso la quale l'umanità è decisamente proiettata per trovare la sua ragione d'essere.

Gioacchino Lentini
Personale d'arte 4-12/10/1969

Gioacchino Lentini
La "Nuova Pittura" 

Dal dopoguerra ad oggi anche a Siracusa molte cose sono cambiate nel  campo  dell'arte  e  in particolare delle arti figurative.

Fino ad alcuni anni fa per trovare un pittore che potesse riscuotere un certo credito, bisognava trovarlo netta fucina della Scuola d’Arte che ha pur dato giovani  preparati  che  hanno  riscosse meritati consensi. Ma al di fuori detta Scuola, al di fuori di  ogni  accademia, a gruppi  e isotali, alcuni giovani autodidatti hanno dedicato tutti i loro sforzi nello studio e nella ricerca per uscire appunto dagli schemi sco­lastici ancorati ormai ad una problematica inesistente e manieristica con una tecnica,  seppure apprezzabile  per  il  trattamento del colore, già superata.

Sono tanti ora e alcuni veramente prestigiosi (Morando, Bonnici, Sapienza, Schiavo e lo stesso Cacciatore). Li abbiamo visti nelle ultime mostre che ci  hanno offerto con certa frequenza.
Fra questi un pittore, che ha una sua fisionomia nuova e
inconfondibile è Mario Fontana. La sua recente “ personale “ è stata una sorpresa per tutti.
Dipinge dal  1943. Ha  partecipato a mostre  regionali e nazionali. Ha fatto parte del Gruppo d'Arte “ La Baracca “ con  Caruso,  Migliara  e  Scirpa. Ha esposto personalmente i suoi quadri nette strade di Grenwich Village  (il quartiere degli artisti di New York), in Canada ha fatto il ceramista e il restauratore. Ha visitato il Portogallo, la Spagna, gli Stati Uniti dove ha potuto  “incontrare” i maestri della  pittura moderna :  Van  Gogh, Gauguin, Toulouse  Lautrec,  Le-ger,  Rouatt,  Klee,  Picasso.  Da queste “ conoscenze “ ha potuto intuire — come egli stesso scrive — - “che l'arte si è sempre rinnovata e che gli elementi del linguaggio  artistico  debbono subire il necessario ricambio quando la funzione espressiva si esaurisce per il troppo uso”.

E la sua tecnica, anche nella trattazione dei temi eterni dell’ uomo, si è rinnovata al punto da creare una tecnica nuova, inusitata. Si può quindi ben parlare di
“ nuova  pittura “  all’ insegna della quale ha creato il suo nuovo linguaggio al quale è pervenuto adoperando materia e colori speciali da egli stesso composti.

La tela è qui sostituita dall’alluminio, dalla stagnola, dal nylon, dal rame. Su una nuova base quindi si creano nuove condizioni pittoriche per la rappresentazione  dei  fatti  umani  proiettati nel futuro. E la sua tecnica, tutta personalissima,  (che non ha nulla a che vedere con la pop-arte, della quale è un deciso superamento, nè con l'informale della quale è l'opposto, ne con la ghestaltica che la sintetizza e la umanizza nel colore e nella varia materia fatta colore, ne con l'astrattismo col quale ha in comune soltanto la ricerca di una alta spiritualità) crea le premesse per una nuova figurazione che potrà trovare riscontro solo nel futuro, alla ricerca proprio di una bellezza del futuro.

I  suoi  quadri  sono quindi  la rappresentazione del  dramma umano  proiettato  nel  futuro  che
“è già cominciato” di fronte al quale la più moderna pittura appare come pittura fossile.

La pittura di Mario Fontana è di conseguenza una pittura che va oltre l'avanguardia che appare già stanca e superata, anche se ad essa si deve riconoscere l’ efficace funzione di  lievitazione di forme sempre più nuove.

Ma tutto questo per dire che cosa?
Non certo per offrire la solita oleografica figura, ne l'accademico paesaggio e nemmeno le cadaveriche nature morte che sono solo onanistiche esercitazioni, ma per rivelarci nella sintesi dei suoi quadri tutta la drammaticità dell’esistenza umana: l’isolamento dell’uomo (Lacerazione, 1967), la incomunicabilità (Squarcio, 1969), le maschere del nostro tempo (Ragazza Beat, 1969), i sogni perduti (America, 1968), i voli della fantasia (Farfalla, 1969), la nuova dimensione dello spazio (Superficie  lunare,  1969),  il  sentimento  di  una  nuova  religiosità (Madonna  d'autunno,  1968),  la realtà fisica in cui viviamo sprofondati  nello  smarrimento  (Fondale jonico, 1969): e le diverse composizioni in cui forma e colore sono la materia lacerante di una ricerca verso nuovi orizzonti.

Nella  visione  dell'infinito  c'è tutta una problematica esistenziale per una condizione nuova espressa  in  fulgurazioni  cromatiche nelle quali la frantumazione del colore vuol significare la decifrazione di un mondo nuovo al quale è direttamente legato l'anelito dell’ uomo moderno.

Nei suoi quadri Fontana riversa la  esuberante  materia  pittorica che ha dentro, fissando immagini coloristiche di pura poesia e nello spazio, non soltanto fisico, ma  soprattutto interiore, stabilisce una dimensione cosmica verso la quale l'umanità è decisamente proiettata per verificare la sua ragion d'essere.

Gioacchino Lentini

Gioacchino Lentini

"Alle soglie del duemila" l'umanità è giunta con un enorme bagaglio di novità scoperte e con tante altre
da scoprire, in un divenire continuo e affannoso.
"Alle soglie del duemila" l'espressione dev'essere sempre nuova, dice Mano Fontana; l'arte deve rinnegarsi, come la scienza. Entrambe, infatti, aggiungiamo noi, hanno a base  l'intuizione dell'uomo creatore, il  suo divenire, la sua ricerca.

E' giusto, dunque, che l' artista ricerchi sempre nuovi mezzi di espressione; purché, peraltro, la novità del mezzo non rimanga fine a se stessa, ma sia essenzial-mente novità dell'intuizione, del sentimento, del pensiero: rappresentazione d' intuizioni, sentimenti, pensieri nuovi con nuovi mezzi espressivi.

Con questa premessa desidero accennare  qui  alla " nuova pittura " di Mario Fontana, che espone alla rinata Fontanina.

Con alluminio, stagnola, rame ed altre materie, con particolari miscele coloristiche, egli ha creato dei pezzi d'interessante efficacia  e novità. Senza dubbio.

Ma è poi tanto nuova la tematica ?

Una tematica nuova nella misura in cui è nuovo questo nostro vecchio mondo, alle cui  novità  ormai siamo tanto abituati; nella misura in cui e nuova ormai la superfìcie lunare ai disincantati uomini di fine - millennio; nella misura in cui e nuovo ogni tentativo  di elaborazione pittorica.

C'è la tematica dell'uomo della civiltà dei consumi che anela alla liberazione e vola, quando può, con la sua fantasia per liberarsi dalla possessiva ed ossessiva, opprimente ed esclusivista routine dei grattacieli e delle
macchine.

In questa dimensione ho visto i pezzi intitolati "Fantasia",  "America",  "Macchine volanti", "Donna e fiori", "Farfalla fantastica".

Altri pezzi hanno un sapore romantico e paesistico che non avveniristico (vedi "Pesce", "Fondale jonico", "il castello  di  Brucoli", "Chiesa di Brucoli").

Altri ancora sono rappresentazioni nuove di un simbolismo non nuovo ("Simboli  totematici", "Squarcio", "Lacerazione").

Altri, infine, sono ispirati all'attualità scientifica, tecnica ed anche mondana ("Superficie lunare", "Superficie lunare", "Ragazza beat").

Una  tematica,  dunque, senza grandi novità!

Personale (più che nuova) la tecnica: di effetto notevole ma bisognosa ancora di perfezionamenti.

Non emerge, dunque, da questa personale di Mario Fontana questa conclamata novità di temi e di "orientamenti", ma soltanto  un tentativo di realizzare  una nuova tecnica, un nuovo veicolo di espressione (come può essere la stagnola sostituita alla tela!).

Non  diversamente  dalle varie tecniche più o meno bizzarre, più o meno estrose, più o meno originali  e meravigliati, ma non certo foriere di nuovi pensieri o di nuove intuizioni: come, ad esempio, il polistirolo di Orefice, gli  ormai abusati collages, la pop - art nelle sue più varie  forme di espressioni (anch'esse, ormai, superate) o i fil di ferro su tema pittorico di Bertrand o le varie applicazioni materiche e strutturali sempre su base pittorica! Rimangono comunque, di rilievo la novità della tecnica e la complessiva efficacia dei lavori esposti.

Gioacchino Lentini
La Nuova Gazzetta
12/10/1969

Gio Marini 

...Mario Fontana, nato nella " culla " della Magna Grecia non poteva non sentire tutto il fascino e l’eleganza classica del mondo ellenico. Le sue figure femminili, che un tempo dipingeva ad olio, conservano ancora nel colore e nelle forme dipinte sulla gommapiuma, il fascino delle donne mediterranee. ...Ed è da una approfondita analisi che si rivela l’intima costituzione degli elementi che compongono l’opera del Fontana: dal procedimento tecnico alla risoluzione dei problemi compositivi. ...Oggi, nelle sue originalissime composizioni su gommapiuma troviamo la realtà e le emozioni di ogni giorno soffuse di un senso nostalgico; di una nostalgia ancestrale che, di opera in opera, riaffiora dal suo inconscio. 

Gio Marini - " Pittori e Poeti "- Bergamo 1971 -

Giuseppe Marotta Jr.  

Oggi, come per il passato, la spinta, il desiderio di evadere dai limiti della tela appare come il maggior rovello di Mario Fontana; l’ha dimostrato ieri con le sue spraygrafie su gommapiuma, con il laminismo pittorico e in ultimo con le sue colonne rotanti. Eppure, proprio laddove non esercita questo assunto formale, cioè nella tradizionale tela, dal baratro oltre il perimetro che incombe, è proprio qui che la sua arte più gli dà ragione; ecco dunque quegli spazi "oltre" che si riempiono, che chiamano chi guarda  a capire. Sono le pianure sconfinate della fantasia per un mondo che esiste con il suo "fuori" e il suo "dentro": lasciamoci condurre fra le braccia di queste opulente fanciulle, la loro sensualità discreta promuove la sensibilità dell’ambiente circostante, ben definito, tutto di linee che finché possono parlano d’amore nell’incurvarsi per cedere alla retta dell’orizzonte
che sposa cielo e mare, che è nascita, fuga e ritorno, sempre presente e appena avvertibile in ogni opera ma che è quella che sa tenere le briglie del racconto poiché suggerisceil
 rimpianto. E’ la terra di Sicilia che chiama con la natura scandita da quel sole che sa creare ombre più luminose della luce, ingannevoli ma effettive. E’ la terra di Sicilia che chiama con gli occhi delle sue donne, occhi che paiono contenere romanzi, sudditanze e strapotere; ora tengono un frutto fra le mani, ora lasciano le braccia a sfiorare le forme: la Eva tanto enigmatica di Fontana è la Eva effettiva isolana o è la somma di ogni desiderio? Il viaggio intelligente che ogni innamorato vorrebbe compiere nel pianeta donna? E’ la ricerca medianica dell’estasi? Io credo che molto di ciò non sia difficile recepirlo, a qualsiasi livello di cultura e sensibilità: abbracciamo con commozione Mario Fontana che ci dona tutto questo. Chi sa sussurrare al cuore
un racconto così importante, non può morire nel tempo. 

Giuseppe Marotta jr.

Helga Schneider

Mario Fontana é, in senso artistico, un solitario, un ribelle. Egli preferisce esprimersi sulle lamine metalliche, sulla gommapiuma e sul novopan, adoperando il colore soffiato (da ciò deriva, ovviamente, la definizione "spraygrafia" coniata dal Fontana). Uomo dinamico, invaso da una naturale curiosità, egli ha visitato numerosi musei in Europa e negli Stati Uniti. Trattenutosi in Canada, vi ha svolto attività artistiche come la pittura, la ceramica, il restauro (nella Cattedrale di Notre Dame, Montreal). ...L’arte di Fontana ci interessa perché emana calore umano, particolare che viene a mancare in tanta arte che si serve di tecniche che sfruttano nient’altro che la causalità capricciosa del momento. Sono immagini che si muovono tra sogno e realtà in bilico tra un vago surrealismo e un espressionismo smussato dagli angoli più aspri. 

Helga Schneider - La Settimana a Bologna

Herbert Read

"Un’opera d’arte è come un sogno in quanto presenta una immagine
dell’Inconscio dell’artista". 

Herbert Read

Il Lavoratore

Mario Fontana ha esposto alla Prima Rassegna d’Arte Contemporanea organizzata dal " GRUPPO D’ARTE LA BARACCA " alla quale hanno partecipato: MODEST - NOMA YOSHICO, GOVERNEUR, MINO MACCARI, GIACOMO PORZANO, BRUNO CARUSO ed altri nomi noti in campo internazionale.

Il Lavoratore- 1964

La Domenica

Mario Fontana, creatore del "LAMINISMO PITTORICO"  scavalca ogni avanguardia anticipando l’arte del futuro.  

La Nuova Gazzetta

Nei dipinti di Mario Fontana si rileva una estrosa interpretazione della realtà contingente, l’eterno sforzo di sprigionarsi dai suoi vincoli, di esprimere il proprio io, di sviluppare il proprio discorso, con l’anelito di superare il presente per proiettarsi nel futuro, di superare il finito per tendere all’infinito.

G. Maiorca
La Nuova Gazzetta- 1969

animated gifL' Eco di Sicilia

Lo "Spraygrafismo" di Mario Fontana'


Dal 15 al 30 marzo, alla Esposizione d'Arte Alfano, in corso Gelone, espórrà il pittore  siracusano Mario Fontana,  presentato  da Gioacchino Lentini.
La nuova pittura di Fontana è tutta improntata a un processo inventivo che lo colloca nel puntuale aggiornamento di un'arte che spazia ormai in orizzonti molto aperti che sono una continua anticipazione del tempo nel superamento logico di schemi tradizionali e di fossilizzazioni senza senso.

Mario Fontana è un inventore della nuova pittura e la sua trentennale carriera poggia su cardini di rinnovamento  nei  quali non traspare la moda o la mania di cambiare, ma affiora con prorompente vigore e capacità inventiva il tormento di non sapersi astrarre ne dall'uomo ne dalla natura, per esservi sempre più vicino, sempre più dentro, con l'impegno totale e assoluto di aver dato significati precisi alle sue creazioni.

Ci sono tre tappe imperanti nella sua attività di artista con tre precise significazioni nelle quali attraverso invenzioni di nuove tecniche, ma sempre con lo stesso stile incisivo e puntualizzatore di  valori significativi, afferma l'impegno itinerante della sua arte.

Fontana ha inventato nel 1963 il pìusultrismo, una rottura delle forme stesse del quadro in segno di protesta di una  stantìa tradizione borghese, anticipando i contenuti reali espressi nella sua seconda maniera col laminismo (1967), dal nome del materiale (lamine metalliche) che sostituisce la tela, ottenendo effetti  straordinari e traumatizzanti, soprattutto per i vari e suggestivi cromati   che superano i limiti del reale e della stessa immaginazione.

Con la sua ultima ricerca,  Mario Fontana crea condizioni nuove per nuovi orientamenti, sia per la novità assoluta di una tecnica inusitata, sia per la tematica che, pur non essendo nuova, esprime con un  linguaggio veramente moderno e anticipatore dei tempi, l'uomo e il suo destino.

Questa nuova tecnica è lo spraygrafismo su gomma piuma o novopan col quale dilata un discorso più solido sulla struttura e sulla funzionalità del nuovo linguaggio pittorico.

14/3/1973

Lino Cavallaro

Mario Fontana, siciliano, dipinge dai 1943.
Nel 1962/63 ha inventato il "PLUSULTRISMO" 
(...Una rottura delle forme stesse del quadro.
G. Lentini).
Nel 1967 si é espresso col "LAMINISM0 PITTORICO " 
(nome derivato dalle lamine metalliche che
sostituivano la tela),giungendo alla sua ultimissima maniera, quella attuale chiamata
da lui "SPRAYGRAFISMO" . In queste sue opere,
Mario Fontana rivela un mondo incantato, talora smaliziatamente scenograflco.

Lino Cavallaro - Il Giornale d'Italia - personale alla G. Prometeo di Bologna

Luca Angelotti 

...La pittura di Mario Fontana, dal 1943 ad oggi, è tutta improntata sulla ricerca di nuovi valori formali, tecnici e umani; un misurarsi continuo in riflessioni e stati d’animo sofferti. ...
Fontana, non ha mai accettato il fatto compiuto da altri perché sin dagli inizi della sua trentennale carriera artistica, ha capito il vero significato dell’arte e quale è il vero compito dell’artista.
"La funzione dell’artista creatore - diceva Busoni -consiste nel far leggi e non seguire leggi stabilite ". Infatti il vero artista si distingue dal comune  " imbrattatèle " per il suo " codice " di leggi diverse che solo i veri intenditori d’arte sanno distinguere e apprezzare.

Luca  M. Angelotti - "Arte Nuova"  Firenze 1965

Nino Nava

Il pittore Mario Fontana, siracusano, ha destato vivo interesse in una città pittoricamente smaliziata come Milano. ...Fontana é oltre che artista di notevole levatura creativa, giornalista, e trasfigura la sua arte attraverso un impietoso caleidoscopio di visioni "terrene". La sua arte è intessuta di mirabili esempi  grafici, ma, sotteso, ci vedi lo stressante "fattore umano ". ...Fontana é giunto a una data significativa (1971), iniziando il suo nuovo discorso poetico con lo "spraygrafismo" che é una concezione viva e operante, in vari soggetti pittorici, di mondi incantati con le seduzioni dei simboli orfico-pitagorici che svelano le sue native inclinazioni a una raffigurazione possiamo dire "greco-futuristica" dell’immagine. Nella sua recente mostra milanese ha suscitato i consensi della critica più rigorosa. ...L’artista ha sempre dato prova di estrema validità inventiva, aggiungendo ad ogni mostra un esempio più cospicuo delle sue immense possibilità creative. ...La letteratura critica italiana e straniera su questo artista dagli insoliti slanci lirico creativi coinvolgerebbe inoltre discorsi che potrebbero trovare una loro teoretica positura nel quadro di una "critica filosofica" di più acceso interesse. ...Sdegnoso di certi equivoci bilici tra mondo figurativo e mondo espressionistico, scevro dalle astruserie del simbolismo crudo, dall’astrattismo sterile, (o di pura linea di forme inespressive), Fontana, anche se ancor giovane, può vantare una sua antica e severa trattazione delle forme empiriche dell’arte pittorica, senza sbandamenti, senza cedere alle illusorie seduzioni del " nuovo per il nuovo"; egli ha tracciato la sua opera, così come ha tracciato (forse da mondi inconsci) la sua personalità, che si é andata plurianalizzando una faticosa, continua ricerca della verità, nella sublimazione degli immutabili valori dell’arte. 

Nino Nava - " l’Avvenire "   Milano 1976 

Peter Snow

Nelle opere di Mario Fontana non c' é spazio disimpegnato: 
ogni sua opera é satura di significati che aggiungono dimensioni psicologiche.

Peter Snow
Corriere Canadese - 1962

Prima rassegna d' Arte Contemporanea organizzata dal Gruppo d'Arte "La Baracca"


Alla “ Baracca” si sono spenti i riflettori sulla 1a Rassegna d’Arte Contemporanea. Si è conclusa così la più importante mostra d’Arte che Siracusa abbia mai ospitato. In sede di consuntivo possiamo affermare che la Rassegna si è conclusa positivamente, sia dal punto di vista artistico, sia dal punto di vista organizzativo. Vogliamo aggiungere che - a nostro avviso - i locali della " Baracca" con l’annesso incantevole parco dotato di un ruscello e di ricca vegetazione arborea è il più suggestivo cenacolo d’Arte esistente in Italia; non c’è lusso, non c’è snobismo ma è pieno d’incanto e di poesia. Sarà forse la vicinanza del “ Bagno di Venere “, sarà perché la “Baracca” è incastonata nella zona archeologica, certo si è che i numerosi visitatori che ogni giorno vi sono affluiti, richiamati dalla favorevole eco della 1a rassegna sono rimasti incantati e numerosi sono stati i consensi ricevuti dai cinque artisti: Fontana, Caruso, Scirpa, Migliara e La Rosa che stabilmente operano negli studi della " Baracca "; consensi meritati poiché essi  sono gli unici artisti aretusei che hanno sacrificato il loro tempo e non solo il tempo per riuscire a superare i numerosi ostacoli congiunti alla realizzazione del cenacolo prima e della 1a rassegna poi. Gli altri, gli apatici i meno impegnati artisticamente si sono tenuti lontani nei momenti critici e di maggior lavoro, salvo a farsi vivi a cose compiute. Ciò che conta, comunque, è il successo riscosso dalla conclusa Rassegna che ha visto assieme figurativi ed astrattisti, senza nulla togliere alla sua perfetta riuscita poiché, l’arte contemporanea, nell’ evolversi della forma, nei vari settori della sua fecondazione ci ha mostrati, punteggiati in un lungo arco di tempo, numerosissimi " ismi " senza i quali vedremmo oggi nella miriade di gallerie e di musei una sequela di opere eguali. Nulla di più triste dunque di un calderone di opere nate da un’unico modo di concepire l’intima essenza dell’ Arte che è vera arte quando è libera di correre parallelamente alla storia. Ed è con questa premessa che abbiamo ammirato, in questa rassegna alla " Baracca " le sculture del priolese Caruso, cariche di dinamismo compositivo, non soltanto superficiale. Dello scultore Migliara, che ha esposto tre opere in cemento patinato, ci sono piaciute di più alcune opere precedenti in cui il volume rende preziosi servigi alla compiutezza delle opere. La scultura di Salvo Monica, eseguita in pietra arenaria patinata, ripete un tema caro e vicino alla particolare sensibilità dell’ artista ma, con quest’opera, concepita con senso modernamente monumentale, l’artista sembra avviato verso una nuova dimensione estetica. Delle due sculture del siracusano Lauretta il " Nudo sdraiato" è modernamente scolpito, ma tenendo in gran conto linea e volume; ci auguriamo che questo giovane artista prosegua nella direzione indicata da quest’opera. Numerosi sono i pittori che hanno partecipato alla detta Rassegna, fra essi molti artisti stranieri. Da Modest e Grosz da Monaco di Baviera, a Noma Yoshiko da Tokio, a Gouverneur da Caracas. Tutti nomi già noti nell’iter artistico internazionale. Erano presenti inoltre con alcune opere ciascuno gli italiani Mino Maccari, Giacomo Porzano, Michele Spera, Bruno Caruso e Giacomo Baragli. Numerose le presenze dei siciliani e dei siracusani, fra questi ultimi Lucca, Cassia, Scirpa, La Rosa, Betta, Tortorici e Fontana che ha presentato ufficialmente la sua opera intitolata “Plus Ultra” ed ha riscosso numerosi consensi e critiche di vario genere per il suo nuovo modo di concepire lo spazio. Il “Plusultrismo” del Fontana vuole dire una parola nuova nel campo della pittura contemporanea , un nuovo verbo che, superando i conosciuti e sfruttatissimi limiti della tela quadrata o rettangolare si avvii ad una concezione completamente libera dello spazio, poiché la tela come l’uomo ha bisogno di nuovi spazi per sopravvivere. Il Fontana ha saputo risolvere con genialità questo problema poiché, possiamo affermarlo, raggiungere la forma è il grande tormento di ogni artista. Sappiamo anche quanti fallimenti si alternano nel lungo carosello della ricerca artistica e sappiamo anche come rare volte dal connubio della fantasia con l’idealizzazione del soggetto l’ artista giunge alla estrinsecazione della forma e come, invece, quasi sempre l’artista scavando nella girandola di idee, nel fascino del colore, stordito da sensazioni visive, dal miracolo embrionale dell’opera si accorge che ogni cosa è come il pesce fuori dall’acqua che è il suo elemento ma è anche la sua limitazione. Ci auguriamo dunque che il pittore Fontana, varchi sempre i confini della propria arte e apra dei cicli pieni di possibilità espressive e si avvii sempre di più verso il raggiungimento di forme d’arte che come il suo " plusultrismo " possano aggirare l’angoscioso semaforo della ripetizione. Alla “ Baracca” al suo intraprendente gruppo auguriamo innumerevoli colloqui d’Arte innestati alla scia di questa prima Rassegna positivamente tracciata. 

Benito Salvo  
Il Lavoratore 20/6/1964

Riccardo Adamo

Dopo i tanti nomi di artisti trattati in questa rubrica, parlare ora di Mario Luigi Fontana, il giovane pittore, affermatosi proprio quest'anno, è per noi cosa molto piacevole: non fosse altro perchè si è dimostrato addirittura una rivelazione, anche se segretamente egli da anni assommava i suoi lavori nel suo ancora più segreto studio.
A differenza di taluni altri artisti, che della loro attività hanno sempre fatto una quotidiana dimostrazione dei progressi e dei successi ottenuti nel tempo, Mario Fontana ha fino a pochi mesi fa taciuto,
specie agli intenditori, la sua attività nel campo di un' arte, ritenuta da lui stesso, un' intima vocazione.
Dipingere, nel silenzio di una stanza, tra pareti piene di vecchi ricordi, chiuso nella cerchia di sentimenti cari e sinceri, è stato per Fontana come possedere un
mondo intimamente proprio che, lontano da ogni rapporto esterno, rappresentava il centro di una vita felice.
Ma ora che gli eventi della
sua arte hanno alzato il velario di questo suo mondo, l'artista non ha più avuto segreti per nessuno, soprattutto per noi che lo abbiamo scoperto in questa ultima mostra di Avola, organizzata dal circolo "Vittorio Alfieri".
I due lavori presentati ad Avola, non hanno lasciato dubbi, almeno per noi, sulla disciplinata e suggestiva pittura di questo artista.
Egli proviene, ed era da aspettarselo, dalla locale scuola Statale d'Arte.
Il tempo in cui frequentava tale scuola, è per Fontana un ricordo quasi lontano anche se egli ha oggi 26 anni. I corsi serali che frequentò in un periodo in cui lavorava nell' azienda paterna, impressero alla sua sensibilità artistica una severa direttiva di intenti e una disciplinata conoscenza tecnica della materia che, - dice lui stesso - si sono dimostrati elementi essenziali a che il colore e la creazione raggiungessero una omogenea fusione.
In breve egli in questa affermazione, lontano da ogni autogiudizio ha voluto sottolineare l' importanza di questa preparazione scolastica che, impartita da buoni maestri, può, a parte la individuale inclinazione artistica, dare efficacissimiinsegnamenti e preziose esperienze.
La produzione artistica che egli ha tenuto nascosta fino a poco tempo fa, meglio di ogni ulteriore giudizio sull' uomo, può darci una chiara definizione dell' arte di Fontana in rapporto anche al suo temperamento di uomo.
Fra i tanti lavori che abbiamo voluto attentamente esaminare , figurano "pezzi" molto significativi sia per i valori puramente artistici che per il suo "pensiero" che l' artista stesso ha espresso in formule decisamente sentimentali.
Formule cioè che riuniscono nello stile, nell' estetica di elementi vivificati da policromici intrecci pittorici, dense espressioni di intimi, sofferti stati d'animo.

Riccardo Adamo - La Sicilia - 1955


R. Lalomia

L’opera pittorica di Mario Fontana si muove nell’ambito di una "imagerie" interiore, colma di allusioni, di indicazioni simboliche, di finezze segniche.

R. Lalomia
Corriere Canadese 1963

Salvatore Maiorca

La  denominazione  dei pezzi esposti è già emblematica della  ricerca  del nuovo: il termine è per se stesso un neologismo, coniato dallo stesso Fontana, ad indicare non già un ipotetico uso di colori spray bensì una personale tecnica di applicazione soffiata dei colori al supporto. Ed anche il supporto è originale: novopan e gommapiuma. Quest'ultima soprattut­to rende  effetti di  una sorprendente luminescenza che  sarebbe  impossibile sortire con i tradizionali mezzi pittorici.

La tecnica  spraygrafica (per entrare nel linguaggio creativo dell'artista) rende inoltre una onirica alternanza di trasparenze e di fusioni.

La composizione, infine, si sviluppa per fughe di piani che slargano orizzonti sconfinati.

Pur senza voler proseguire una minuziosa analisi, può ben affermarsi che il risultato tecnico  è lusin ghiero.

Sarebbe già di per se un successo.

Ma Fontana non si ferma alla novità tecnicistica. La sua tecnica, la sua ricerca del nuovo non sono fini a se stesse, non vogliono semplicemente meravigliare lo spettatore.

E' invece una ricerca di nuove tecniche in quanto linguaggi nuovi, in quanto espressione di nuove idee di nuovi concetti, nuove aspirazioni, sentimenti nuovi.

C'è tutto un discorso esistenziale sull'umanità, sul contingente, sull'universale.

Un discorso di pace, di cieli puliti, di spazi sconfinati, grattacieli soffocanti, carri armati, alberi, fiori, sofferenze, implorazioni, aspirazioni, aneliti, dialoghi fra presente e futuro, tra finito e infinito.

Abbiamo sempre apprezzato e sostenuto le nuove forme della pittura, ma a queste forme abbiamo sem­pre chiesto che non siano vuote esercitazioni tecnicistiche seppur brillanti; abbiamo sempre chiesto un discorso, un'espressione in­feriore, nella pittura come nelle altre  manifestazioni artistiche; abbiamo sempre cercato una poesia dell'arte pittorica.

Questa è la  pittura di Fontana; la novità tecnica per l'espressione in termini pittorici di una poesia esistenziale dell'Uomo.

Salvatore Maiorca
Siracusa Nuova 24/3/1973

Settegiorni

La tavolozza policroma di Mario Fontana esprime sempre nuovi sentimenti.

Settegiorni - 1964


 

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